“En Toute Chose” è il titolo eloquente che apre la nuova stagione al
Palais de Tokyo di Parigi in cui primeggiano video in tutte le salse, fotografie, ma anche installazioni, performance e interventi di artisti per un confronto diretto con il reale. Creazioni che s’interrogano sui legami tra l’uomo e l’oggetto lasciando trasparire esperienze personali e rapporti inquietanti tra potere e magia. Tra gli artisti troviamo
Emmanuel Saulnier,
Abraham Poincheval,
Mel O’Callaghan, vincitore del premio Sam per l’Arte Contemporanea 2017,
Taro Izumi, artista residente Sam Art Projects,
Anne Le Troter, vincitrice del Gran Prix del 61esimo Salon Montrouge,
Emmanuelle Lainé e
Dorian Gaudin. Ma non è tutto: è previsto infatti un interessante percorso dal titolo “Sous le regard de machines pleines d’amour et de grâce” in cui sono presenti opere di
Marie Lund,
Richard Brautigan,
Isabelle Cornaro,
Lee Kit,
Majorie Keller,
Michael E. Smith,
Mika Tajima.
“Pan” la prima personale francese dell’artista giapponese Izumi, classe 1976, presenta installazioni che incorporano video, foto, pittura e sculture, spesso costruite con oggetti del quotidiano come sedie, cuscini o tavoli. «L’oggetto di tutti i giorni diventa materiale privilegiato nel mio lavoro, che deviato dalla sua funzione, si trasforma in un oggetto d’arte. Dopotutto viviamo in un mondo in cui tutti i valori possono essere facilmente invertiti», dichiara Taro Izumi. Tra umorismo e sorpresa, ecco la sua serie Tickled in a dream … Maybe (Protect bananas from pirates) in cui esplora la vitalità e le prodezze fisiche di atleti colti in momenti rapidi, unici ed irripetibili, che l’artista restituisce attraverso la creazione di complesse strutture in cui si calano uomini o donne, a loro volta materia statica dell’opera, per farci rivivere quei momenti in maniera permanente ed esplorarne i difficili meccanismi. Di Majorie Keller (1950-1994) cineasta ed attivista newyorchese, è qui presentato Objection (1974) un film a colori formato 16mm, in cui ritrae oggetti di famiglia nella sua casa natale, passando di stanza in stanza, in un’atmosfera inanimata come fosse uno sconosciuto che li scopre per la prima volta. Tra le opere anche quella in situ di Emmanuelle Lainé con Where the rubber of our selves meets the road of the wider world, parte del dispositivo Anémochories. Di che si tratta? Dal 2012 il Palais de Tokyo invita artisti diversi ad intervenire sulla costruzione stessa con opere che appaiono poi su pareti, finestre, e via dicendo queste risuonano da uno spazio all’altro dell’edificio, come per creare un archeologia del futuro. L’esposizione “En toute chose” è aperta fino all’8 maggio prossimo. (livia de leoni)