Una curiosità che sicuramente passerebbe inosservata, se non fossimo nell’anno delle Celebrazioni Galileiane, nel quarto centenario dal primo utilizzo del telescopio per l’osservazione delle stelle. Ecco perché la prima rappresentazione pittorica del cannocchiale diventa motivo di attenzione, anche perché realizzata nel 1614, all’indomani della pubblicazione a Roma dell’
Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari (1613). Si tratta del dipinto
La Vista, eseguito da
Ribera detto
Lo Spagnoletto, concesso in prestito dal Museo Franz Mayer di Città del Messico ed esposto a Pisa per la mostra
Il Cannocchiale e il pennello. Nuova scienza e nuova arte nell’età di Galileo. Insieme alle oltre centocinquanta opere – quadri, libri, sculture e oggetti – che compongono il percorso espositivo, ordinato da Lucia Tomasi Tongiorgi e Alessandro Tosi nelle rinnovate sale di Palazzo Blu. La tela riveste una grande importanza perché rappresenta la prima rappresentazione pittorica del cannocchiale – che la puntuale narrazione riberesca certifica di fattura davvero galileiana – con cui il pittore spagnolo anticipa i dipinti di
Jan Bruegel o le invenzioni di
Jacques Callot. L’opera venne peraltro realizzata in quel contesto di artisti, conoscitori e collezionisti – da Francesco Maria del Monte, a Scipione Borghese, a Federico Cesi e ai lincei, fino a Vincenzo Giustiniani – pronti a condividere con entusiasmo le osservazioni astronomiche effettuate con l’“occhiale” galileiano.