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Il sepolcreto di Milano riscoperto, con Shirin Neshat e il designer Henry Timi, grazie a MilanoCard

di - 26 Maggio 2018
Via Francesco Sforza a Milano non è particolarmente interessante all’apparenza, fatta eccezione per il bel giardino della Guastalla.
Arteria centrale della città, è famosa per l’ingresso dell’Ospedale Policlinico. Pochi sanno però che invece, al civico 32, proprio di fronte al Pronto Soccorso e proprio alle spalle dell’Università Statale, c’è un luogo magico.
È il Sepolcreto della Ca’ Granda, vecchio nome del più antico nosocomio cittadino, e si trova sotto la Chiesa dell’Annunciata che faceva parte del complesso ospedaliero. È una cappella sotterranea dove tra il 1473 e il 1695 vennero tumulati i resti dei degenti deceduti. Un tesoro nascosto nel centro di Milano, luogo ricco di fascino e storia che insieme all’Archivio Storico della Ca’ Granda permette di aprire uno sguardo differente rispetto al patrimonio artistico e architettonico della città.
Oggi, però, il Sepolcreto si apre a un’altra novità, diventando un luogo magico dove entra l’arte contemporanea, in dialogo con l’architettura e la storia, grazie al Gruppo MilanoCard con la collaborazione della no profit Artache e al progetto “Ar.Se – il Percorso dei Segreti”, che ha già riaperto anche la Cripta di San Sepolcro, la più antica Chiesa sotterranea di Milano realizzata nel 1030 (che ha ospitato una videoinstallazione di Bill Viola), i resti del Foro Romano, il campanile di San Celso in Corso Italia e il percorso lungo i tetti della Galleria Vittorio Emanuele “Highline Galleria”.
A raccontarci dell’iniziativa, che vede coinvolta l’artista Shirin Neshat con il video Pulse (2001) e il designer Henry Timi, con una installazione site specific perfettamente inserita nel contesto del Sepolcreto, è Edoardo Filippo Scarpellini, AD di MilanoCard.
Ci racconta la storia della nascita di questa carta che ha permesso di riportare alla luce questi luoghi, con il reinvestimento dei ricavi?
«È nata 9 anni fa, quando Milano ancora si stava affacciando al mercato turistico, per uniformarla alle Capitali del mondo ed è rivolta specialmente ai visitatori stranieri. Nel 2015 ci siamo accorti che l’offerta culturale andava anche gestita, oltre che curata. La sfida è stata recuperare spazi poco conosciuti ma meravigliosi, reinvestendo appunto i ricavi ottenuti dalla vendita delle carte. La seconda fase è stata quella di “arricchire” questi luoghi riaperti, riempiendoli di contenuti assolutamente legati al “genius loci”, vedi il video di Neshat che dialoga con la finestra del Sepolcreto e la cui voce sembra voler attirare l’attenzione a questo luogo, un po’ come il collegamento dei sepolti in questo luogo con il cielo, grazie ai riflessi di Timi».
Interventi minini dunque?
«Assolutamente. E vogliamo anche che il pubblico possa sentirsi a casa, per questo che accanto a questi magici luoghi abbiamo creato delle possibilità di partecipazione: qui al Sepolcreto per esempio è stato messo a punto il ristorante Il Giardino dello Speziere, che ogni week end permette di condividere la bellezza del luogo sostenendolo».
I vostri “monumenti” sono aperti la sera: è un’altra possibilità per avvicinare i milanesi.
«Esattamente, con apertura fino alle 22 (dalle 17) diamo la possibilità a chi lavora di prendersi del “buon tempo” per poter vedere i tesori più originali della città. Siamo stati spesso criticati per il costo dei biglietti un po’ più alti della media ma bisogna anche entrare nell’ottica che queste cifre (6 euro per il Sepolcreto e se vi si abbina la cena 35 euro in totale) non servono ad arricchire la società ma a permettere di rendere fruibili “nuovi” tesori in città».

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