«Io credo che dopo tanti fallimenti, declini di ideologie, crolli di governi e di religioni, oggi stiamo assistendo al più grande dei naufragi che è il naufragio della parola. Essere costretti a vivere la parola distratta da schermi senza senso, una parola che naviga senza identità, che non può più trasmettere verità, credo sia il vero dramma della contemporaneità». Parole di Marco Nereo Rotelli, in una sera d’ agosto, durante l’inaugurazione della sua ultima installazione, Il canto degli Uccelli. Siamo a Villa Ginori, luogo storico, nonché di incredibile bellezza, sul lago di Massacciuccoli, dove fino all’11 settembre sarà possibile vedere questa sua ultima installazione. Opera in cui prosegue il lavoro pensato con Elisabetta Sgarbi per “La Milanesina” e dedicato al villaggio abbandonato di Cancelli in Umbria.
Anche qui, come nei precedenti lavori, la parola scritta è protagonista fondendosi nelle opere realizzate in un contesto che ne amplifica il valore simbolico ed evocativo. Il luogo scelto per Il canto degli uccelli, infatti, richiama in toto a concetti come Poesia e come Bellezza. Siamo dove Puccini veniva a trovare gli amici Ginori, proprietari della villa, partendo dall’altra sponda del lago, dove suonava al pianoforte la Boheme, davanti a finestre su un tramonto a dir poco straordinario. Qui Rotelli ha scelto di realizzare una installazione delicata che si inserisce nel giardino senza luci artificiali. Qualcosa che gode solo della luce naturale di metà agosto e inizio settembre o, la sera, di quella calda e mobile al vento che arriva dal lago di candele bianche appoggiate sul prato. Con opere che, come ha sottolineato nel presentare l’installazione, segnano e sottolineano esclusivamente quella che è già Bellezza.
Appaiono, quindi, piccole tracce d’oro sulle palme, tele blu con parole lasciate sospese negli angoli più suggestivi di questa dimora o adagiate in uno specchio d’acqua nel giardino. Sul fondo poi, spostato verso la riva del lago, il percorso di candele, un po’ spirale e un po’ punto interrogativo. Percorso che, se si percorre all’interno, provoca la strana sensazione di entrare in se stessi arrivando a un centro in cui la luce sembra vibrare insieme a chi vi è dentro.
Sorge spontanea, quindi, dialogando con l’artista, la domanda ricorrente in questo particolare momento storico sul valore della parola e sul contributo importante su questo tema che gli intellettuali, in ogni campo operino, potrebbero oggi apportarvi. Cercando di riportare in auge la parola piena, come avrebbe detto Lacan, quella ricca di significato, di senso e, nel campo dell’Arte, quella che richiama e veicola Bellezza. «Credo e spero che possa spettare oggi alla Poesia e all’Arte condensare e dare ancora un significato alla parola», prosegue Rotelli.
«L’Artista non può certo cambiare il mondo. Può, però, fare quello che disse Ėjzenštejn in un piccolo libro in cui raccontava che, mentre stava esplodendo un vulcano nelle Fuji, un piccolo uomo in un’altra parte del mondo continuava a coltivare il suo orto. L’Artista può solo fare il suo lavoro con serietà, senza fuggire, continuando a fare il suo dovere. Ci sono luoghi, come questo, dove senti ancora che esiste una eternità. Serve solo lasciargli la loro potenza e la loro energia, riuscendo a scoprirla questa energia, ad assaporarla questa bellezza. Ecco, la “parola piena” che si trasforma sulla tela, nel gesto dell’Arte».
Inevitabile allora, in un contesto come questo, non pensare alla frase di Dostoevskij: La Bellezza salverà il mondo. E impossibile non chiedere una opinione sul se questa frase abbia o meno, a oggi, ancora un senso. Rotelli è lapidario su questo rispondendo nettamente: «Se vissuta come ipotesi etica sì. Solo come ipotesi estetica assolutamente no».
La dimensione “etica” della Bellezza, quella motore di cambiamento, capace di mutare l’animo umano, dandogli una possibilità di speranza. Percorso non da poco oggi ma possibile e doveroso. Percorso al quale anche la visita a un lavoro come Il canto degli uccelli oggi, contribuisce, perché fa pensare, riflettere e, tramite la poesia, emozionare. (Milene Mucci)