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ILLUMInazioni. Un po’ a sorpresa, Bice Curiger presenta la sua Biennale Arte

di - 20 Ottobre 2010

ILLUMInazioni
. Sarà questo il titolo della 54. Biennale di Venezia Arti Visive, in programma fra il 4 giugno e il 27 novembre 2011. A comunicarlo la direttrice Bice Curiger, nel corso dell’incontro con i rappresentanti dei Paesi invitati, prendendo un po’ tutti alla sprovvista, senza nessun annuncio né battage comunicativo. Magari si tratta di un’indicazione del suo stile, e non è detto che non ci sia del positivo…
Una prima indicazione numerica: nel 2011 ci sarà la prima presenza per Andorra, Arabia Saudita, Bahrain, Bangladesh, Malaysia e Ruanda, mentre Congo e India torneranno in laguna da dove mancano rispettivamente nel 1968 e 1980.
Ma l’indicazione più interessante viene dal sottotitolo scelto per la Biennale, ovvero 5 domande agli artisti del mondo. Che la Curiger così spiega direttamente con le sue parole: “Talvolta si è parlato di ‘anacronismo’ rispetto ai Padiglioni della Biennale, che sono invece strumento di riflessione dell’identità. Così voglio rafforzare questo senso di unità tra la Mostra internazionale e le Partecipazioni nazionali, ponendo 5 domande agli artisti di tutti i Paesi, nonché agli artisti di ILLUMInazioni: Dove ti senti ‘a casa’? Il futuro parla in inglese o in quale altra lingua? La comunità dell’arte è una ‘nazione’? Quante nazioni senti dentro di te? Se l’arte fosse una nazione, cosa ci sarebbe scritto nella sua Costituzione?”.
La Biennale – spiega ancora Bice Curiger – è uno dei più importanti forum per la conoscenza e l'”illuminazione” dei nuovi sviluppi dell’arte internazionale. “Il titolo ILLUMInazioni letteralmente ‘punta i riflettori’ sull’importanza di questi sviluppi in un mondo globalizzato. Mi interessa in modo particolare l’ansia di molti artisti contemporanei di stabilire un dialogo intenso con colui che guarda l’opera, e di sfidare le convenzioni con cui si guarda l’arte contemporanea“.
Poi una nuova sorpresa, che lega direttamente il progetto della neodirettrice con certe indicazioni del curatore del Padiglione Italia Vittorio Sgarbi: “Il lavoro del pittore veneziano Tintoretto giocherà un importante ruolo simbolico in ILLUMInazioni. Trovo in molti artisti (quelli che mi interessano di più) dell’arte contemporanea quella stessa ricerca della luce, a un tempo razionale e febbrile, che anima alcune opere del tardo Tintoretto, e l’ansia di un rapporto forte con lo spettatore. La presenza di Tintoretto servirà anche a stabilire una connessione artistica, storica ed emotiva con Venezia”.
Che dire? Ancora è presto per giudicare, ma da queste premesse è probabile che quantomeno non si vedranno scelte scontate e “di giro”…

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www.labiennale.org

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  • ILLUMINAZIONI? La poteva chiamare luci d'artista, sarebbe stato molto più utile per vendere lampadine ai galleristi.

  • ah! credevo fosse la fiera dei lampadari!

    se partiamo con tintoretto andiamo bene, vuol dire che tutta la biennale è già appaltata a sgarbi... che tristezza... mi sa che per la prima volta non ci andrò.

  • "Illuminazioni" è il titolo su cui ruota la prossima Biennale delle arti visive di Venezia, presentata da Bice Curiger. Altro che sorpresa... Nei suoi contenuti tematici, mi sembra di capire che ricalchi, in un certo senso, le stesse tematiche affrontate già dal bravo Harald Szeeman nella Biennale del 2001 (Una platea dell'Umanità). Non c'è nulla da obiettare in questo. Io auspico che da questo luminoso e colorato "Luna Park" di Venzia si producano risultati proficui, in termini di afflussi turistici, necessari, per riempire almeno le magre casse dello Stato italiano. Una cosa è certa: la grande macchina espositiva si è messa in moto. Gli artisti invitati delle varie Nazioni, (secondo le buone intenzioni della curatrice), dovranno rispondere ad alcune domande: sul significato spasmodico di identità soggettiva, collettiva, sovranazionale, comportamenti, pumti di vista e desideri comuni nel mondo globalizzato dell'arte. In questo quadro, non vedo un ruolo strategico da parte dell'artista, come soggetto determinante che decide le sorti delle identità o le varie identità del mondo. In altre parole, il potere strutturante del linguaggio artistico non fa altro che produrre "luoghi comuni" o finte novità" ripetute, o teorie che finiscono, comunque, sottomesse alla omologazione di segni di contenuti linguistici, che finiscono inevitabilmente nelle fauci dell'univocità delle leggi del mercato.

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