Se il cammino delle “furie rosse” al Mondiali di Calcio del Sudafrica dovesse proseguire fino in fondo, magari i risultati sarebbero diversi. Magari ai primi posti dell’espressione creativa spagnola troveremmo il football, e nomi come David Villa, Fernando Torres o Xabi Alonso. Ma la “roja” ad oggi ha raggiunto solo le semifinali, per cui semmai bisognerà aspettare la prossima edizione dell’”
observatorio de la cultura”, barometro annuale condotto consultando un panel di esperti per studiare trend e fluttuazioni delle tendenze.
Calcio a parte, non mancano comunque le sorprese. A cominciare dalla più clamorosa: ovvero le risposte su “
Come valuta il momento attuale della creazione artistica in Spagna?”. Perché gli interpellati al primo posto mettono la… gastronomia, bissando l’indicazione sulla domanda relativa alle ripercussioni internazionali della cultura spagnola. Gastronomia, che sotto i Pirenei ha un nome e un cognome ben precisi, ovvero quelli di
Ferran Adrià, al quale non devono evidentemente aver nuociuto le ripetute voci – poi smentite, ma anche ribadite – sulla chiusura del Bullì, su un presunto “pensionamento”, sulla trasformazione in accademia di cucina, e altro. Al secondo posto, in entrambi i casi pollice recto per l’architettura, mentre le arti plastiche navigano fra sesta e settima piazza.
La città a maggior qualità e innovazione nella programmazione culturale? Barcellona batte Madrid. Musei? Stravince il Reina Sofía sul Prado, con un Guggenheim Bilbao – miracolo del Rinascimento basco – solo al nono posto, mentre tra gli eventi
PHotoEspaña batte la fiera
Arco, in disgrazia dopo le recenti roventi polemiche.
Chiusura? Non proprio esaltante per l’Italia. Alla domanda su “
Quale sistema di gestione di altri paesi prendere a modello”, fra i primi dieci indicati non c’è – giustamente – traccia del nostro, che si vede sopravanzato anche da Canada, Finlandia, Svizzera…