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Io, vittima e carnefice. Al Casello Daziario di Milano, i ritratti fotografici di Stefano Babic

di - 7 Giugno 2018
Quando l’allestimento è l’opera, allora una mostra di ritratti fotografici si trasforma in un’ambiente di ripensamenti dei limiti e delle potenzialità espressive del medium in questione. Stiamo parlando dell’allestimento degli architetti Gianluigi Bersani e Raffaella Di Benedetti per la mostra, nell’ambito della Milano Photo Week 2018, di Stefano Babic, fotografo noto e forgiato da diverse esperienze, autore dell’immagine di Moschino e della Milano da bere degli anni ’80, la cui ricerca spazia dal ritratto alla pubblicità, dalla musica alla moda. In occasione di “L’Io di_Viso”, personale ospitata dal 6 al 9 giugno nella straordinaria cornice del Casello Daziario dell’Arco della Pace, recentemente restaurato e restituito alla città, Babic sorprende con un progetto espositivo davvero originale e d’impatto scenografico, interpretando in maniera singolare L’io diviso (1959), il saggio sulla schizofrenia del filosofo e psichiatra scozzese Roland Laing, attraverso una serie di ritratti realizzati anche da amici nel corso di un paio d’anni, composti in trittici in cui i soggetti, prevalentemente maschili, emersi dall’oscurità, mostrano la bipolarità delle luci e delle ombre, del bene e del male, del sorriso e del ghigno, della normalità e dell’amoralità, le mutazioni degli stati d’animo della loro personalità.
Il tema è il doppio e distinguere la persona e il personaggio, la finzione e la verità, è un rebus da risolvere osservando le grandi fotografie presentate come manifesti di metamorfosi in fieri, stadi di mutazione fisiognomica e psichica in cui ognuno di noi può, in parte, ritrovarsi. Guardare per credere e per riflettere sui bipolarismi che ci caratterizzano. E chi si sente immune da dualismi, scagli la prima pietra, perché il confine tra la presunta normalità e la psicosi è labile, l’identità della vittima e del carnefice è latente in ognuno di noi.
La mostra è suddivisa in due sezioni. Nella prima si trovano una serie di ritratti, rigorosamente in bianco e nero e stampati su grandi pannelli su sfondo scuro, di persone e personaggi della cultura, del design, della pubblicità, della musica e della moda, sospesi per aria come stendardi fluttuanti che costruiscono un susseguirsi di vuoti e di pieni, intorno a un maxi schermo centrale animato da un video che rappresenta i volti in balia di stadi di alterazione psichica e mutazioni espressive, quale specchio di personalità plurime. Nella seconda stanza, Babic mostra i dualismi di otto fotografi noti, sempre in bianco e nero. Tra gli altri, spiccano i ritratti enigmatici, ironici e cinici di Oliviero Toscani, Piero Gemelli, Giovanni Gastel, Fabrizio Ferri, Gian Paolo Barbieri e dell’unica donna del team, Maria Vittoria Backhaus, incastonati in grandi “cornici” posate a terra che sembrano espandersi nello spazio.
La mostra non è autocelebrativa ma è un presupposto creativo per sensibilizzare il pubblico sul progetto pediatrico Vidas, per fornire assistenza completa e gratuita a bambini e ragazzi malati inguaribili che, dalla prossima primavera, sarà completata nei tre setting di domicilio, degenza e day hospice, con l’apertura di Casa del Sollievo, la prima struttura che potrà accogliere i piccoli pazienti sin dalle prime manifestazioni delle loro patologie. E quando mondanità e cultura, glamour e impegno sociale, moda e design intrecciano trame di solidarietà, allora i volti ritrattati in questa connotazione ambivalente ci piacciono di più. (Jacqueline Ceresoli)

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