Difficile dire ormai con certezza quante siano, fra annunci e smentite, anticipazioni, lanci e correzioni di tiro. Si può però rinominare il weekend il “festival delle fiere d’arte”, con almeno una ventina di rassegne disseminate fra Wynwood district e Miami Beach. Accade a Miami, attorno al grande evento dell’inverno artistico globale,
Art Basel Miami Beach. Al quale fa quindi da contorno questa miriade di fiere collaterali, alcune delle quali ormai consolidate nel livello, altre con network di edizioni a corollario anche di altre main fair, altre più effimere e quasi improvvisate. La regina resta ovviamente Art Basel, che alla settima tornata in Florida tocca la cifra delle 240 gallerie presenti (lo scorso anno erano 200), 25 delle quali alla loro prima esperienza. Sezioni speciali sono votate a opere recenti, curated exhibitions, video e sound works, performances, open air cinema e public art. 20 giovani gallerie presenteranno progetti di avanguardia in container sulla spiaggia, mentre altre 20 presenzieranno spazi sperimentali. Ancora in crescita le gallerie italiane presenti, che passano da sette a dieci, con le conferme di
Continua di San Gimignano, delle milanesi
De Carlo,
Kaufmann,
Stein,
Marconi,
Zero, e della torinese
Noero, mentre novità dallo scorso anno sono
Emi Fontana (Milano),
T293 (Napoli) e
Soffiantino (Torino). Uno sguardo che non può che essere rapido in questa sede alle altre fiere, per segnalare quantomeno le gallerie italiane presenti, scusandoci se qualcuno – in questo marasma – ci sfuggirà… Tre di loro scelgono
Art Miami, e sono la veneziana
Contini,
Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea (Roma) e
Pack (Milano), mentre a
Bridge sono presenti la milanese
Effearte e Franco Senesi Fine Art da Capri. Non mancano l’appuntamento americano le milanesi
Klerkx e
Francesca Minini e la romana
Monitor, attestate a
NADA – New Art Dealers Alliance -, e neanche
PaciArte da Brescia e
Prometeogallery da Milano, che scelgono
Photo Miami;
Pulse è la destinazione invece di
Bonelli da Mantova,
Enrico Fornello da Prato e
Perugi da Padova. Ben sei le presenze italiche a
Scope, da
Byblos (Verona) a
Gagliardi Art System (Torino),
Rubin e
The Flat: Massimo Carasi (Milano),
Warehouse (Teramo) e
Louise Alexander (Porto Cervo), mentre non poteva che approdare ad
artASIA Primo Marella, storico player con sguardo all’oriente. Considerazione finale? Con tutto questo correre dei nostri galleristi verso la non certo economica trasferta americana, vogliamo ancora discutere di crisi?