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Kamikaze con vecchie bandiere. Phoebe Zeitgeist torna a Milano, mettendo in scena la figura più emblematica del presente, e senza risparmiare colpi bassi

di - 22 Gennaio 2016
A quanti anni si può divenire kamikaze? In questo caso, se presterete attenzione, scoprirete che il dimitardo che vi racconta questa storia ne ha 22. Dove si svolgono i fatti? Qui, lì, là…non importa. Ci sono sempre, e comunque, dei “maiali” da uccidere e da uccidere dei “maiali”, a seconda che si scelga di stare con il kamikaze o con il presidente che se lo ritrova in casa e che fa “boom” mentre sorseggia tè verde.
Non sforzatevi di capire troppo, perché in tutti i casi la realtà allucinata che viviamo sfugge di mano, e di certo “interpretare” alla perfezione un viaggio a cento all’ora stando seduti sulle poltrone di un teatro non vi aiuterà a dissolvere la psichedelia, il frastuono, i colpi bassi che, ancora una volta, Phoebe Zeitgeist (Giuseppe e Giovanni Isgrò e Francesca Marianna Consonni) vi offrono con la recitazione di Woody Neri in Kamikaze Number Five (qui nelle foto di scena di Manuela Giusto) al Teatro della Contraddizione di Milano, fino al 24 gennaio.
Anche in questa occasione un caleidoscopio di personaggi, interpretati o solamente evocati fanno capolino nelle ultime di questo personaggio senza nome, o forse appellabile come – lo dice lui stesso – “odio”. Odio per vendicare il padre, odio per vendicare l’unica figlia strappata alla vita dal “Signore” che tutto può, odio per sputare su una madre che, mentre tutto andava a fuoco, sognava un Paese e un dio diverso e che è rimasta in fondo a qualche mare o finita, come sperava, a fare la “cameriera, serva o puttana” alla corte di qualche maiale.
Con la sola forza di un lenzuolo di bandiere, sudario e kalashnikov, Kamikaze Number Five vi trascinerà in una danza macabra fortissima, cieca, irriverente, talvolta anche esilarante nei primi tre quarti dello spettacolo, per poi farsi più dolce e lirica nell’ultima sezione. Riflettendo, senza risparmiare niente al pubblico, anche su quella sete di sangue che razionalmente si rifiuta, ma che avvampa a certe appartenenze.

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