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Klaus Biesenbach dovrebbe essere licenziato. Lo dice il mondo dell’arte statunitense, a seguito della debacle della mostra di Bjork al MoMA

di - 24 Marzo 2015
Dal suo profilo instagram fotografa la stessa finestra su New York a diverse ore del giorno, all’incirca una volta ogni 24 ore. Klaus Biesenbach (nella foto con lo stilista italiano Riccardo Tisci), curatore at large del MoMA e direttore del PS1, è un po’ un artista, e un po’ personaggio dello spettacolo, e ama farsi selfie con Lady Gaga, Marina Abramovic, e ora ha curato la mostra-evento dedicata a Björk. E se mentre fuori dal museo c’è, come poteva non essere altrimenti, la fila, il museo stesso (ai suoi alti ranghi) ha dimostrato di non apprezzare. Il giorno dell’opening, riporta Artnet in un lunghissimo articolo sulla sconfitta, solo 2 su 66 fiduciari si sono presentati all’invito.
I commenti più carini alla sua mostra? “Un fiasco” (Jerry Saltz), “Un abominio” (Deborah Solomon), “Lo spettacolo che ha trasformato il MoMA in Planet Hollywood” (Michael Miller).
E oltre al problema mostra, ora a New York si riflette anche sull’egomania del curatore social addicted e la sua mancata distanza tra la sua pratica lavorativa e i suoi pupilli: Tilda Swinton, Antony Hegarty di Antony and the Johnsons, Marina Abramović e, appunto, Björk.
Ma di chi è la colpa di questa disfatta? Alcuni danno la colpa alla composizione di dipartimenti curatoriali del MoMA, tutti sotto la tutela diretta del direttore Glenn Lowry, per altri invece la colpa è di “Marina Abramović: The Artist Is Present”, la mostra che nel 2010 portò a Biesenbach una fama degna di quella della sua artista.
Si parla del curatore come intollerante alle regole e la sua presa di posizione su un’autonomia senza precedenti, talmente forte da sconfinare nell’egoismo che pare non gli abbia nemmeno fatto ringraziare i due assistenti curatori che hanno collaborato alla disfatta della mostra dedicata alla cantante islandese.
E poi ci sono le chiacchiere: il curatore ha “sopportato” lo sguardo della sua Marina solo per otto minuti, quando la media era di almeno un quarto d’ora, e quando si alzò dalla sedia fu evidente dall’espressione di Abramović che qualcosa era andato storto.
Insomma, stavolta sembra che il curatore più che accompagnare sia intento a condividere la ribalta degli artisti anche se ormai, più che a loro, Biesenbach pare rivolgersi all’attenzione di altre celebrities: Kylie Minogue, Diana Widmaier-Picasso, Kim Cattral città, Hedi Slimane e Miuccia Prada.
Basta così? Per ora si, ma c’è qualche presagio: riporta Artnet: “Sulla scia di quella che molti critici sostengono sia la peggiore mostra del MoMA di tutti i tempi, nessun momento come oggi sembra più propizio per un cambiamento”. Uomo avvisato?

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