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Un’esperienza unica. Nel bene e nel male, ma comunque unica. È un po’ sentirsi nello stesso tempo Alice che vaga nel Paese delle Meraviglie e Dante che viene traghettato all’Inferno”. Cosa? Camminare per
Bombay (o Mumbai), almeno per Maria Teresa Capacchione, autrice di un imperdibile reportage dalla megalopoli asiatica in uscita sul prossimo
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Sì, perché va bene stare sulla notizia, sull’attualità, sul personaggio del momento, ma la rivista non vuole perdere l’abitudine di offrirvi anche dei succosi approfondimenti, di aprirvi la visuale a mondi nuovi, letti con gli occhi dell’art-maniac. Ecco allora una realtà che forse la maggioranza dell’Occidente non conosce a fondo, con gallerie che diventano musei, distretti artistici che si formano ed un collezionismo che acquisisce sempre maggiore consapevolezza.
Una realtà difficilmente immaginabile pensando alle gallerie d’arte contemporanea: “
ne cerchi una, con mille difficoltà il tassista riesce (forse) a portarti all’indirizzo complicato che gli hai dato e, quando ti butta fuori dall’auto, pensi che no, ci dev’essere un errore, non può essere qui lo spazio che cercavi. Strada dissestata, palazzina fatiscente, scale pericolanti, ma poi arrivi davanti a una porta imponente, la apri e lo scenario cambia radicalmente: Bombay possiede gallerie tra le più sofisticate e suggestive che ci possano essere al mondo”.
E l’ambiente? Il pubblico, la vita frenetica, le altre attività? “
In poche decine di metri, passeggiando in una strada centralissima magari davanti al maestoso Taj Mahal (l’hotel, s’intende), si può avere la sensazione di muoversi…”. Basta così, non vogliamo togliervi certo il gusto dell’attesa, per un pezzo da bersi filato dalla prima all’ultima riga! Occhi aperti, all’uscita mancano pochi giorni…
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