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La carica dei cinquecento funzionari per i Beni Culturali. Primo concorso dopo nove anni per il Mibact, ma i sindacati denunciano: “misura insufficiente”

di - 25 Maggio 2016
Per Dario Franceschini si tratta del segno “di cambiamento di questo Governo, che dopo anni di tagli e sacrifici ha aumentato del 36 per cento il bilancio della cultura e ora alle nuove risorse economiche aggiunge quelle umane necessarie alla migliore tutela e valorizzazione del patrimonio”. Parliamo di quello che si potrebbe definire il “concorsone”, ovvero la possibilità di entrare, a tempo indeterminato, al Mibact.
Per antropologi (5 posti), archeologi (90 posti), architetti (130 posti), archivisti (95 posti), bibliotecari (25 posti), demoantropologi (5 posti), per chi si occupa di promozione e comunicazione (30 posti), restauratori (80 posti) e storici dell’arte (40 posti), potrebbe essere il sogno di una vita. Vedremo però quante migliaia di candidature arriveranno online dal 31 maggio al 30 giugno prossimi, finestra per applicare.
Ma c’è ovviamente chi storce il naso, e nonostante le buone intenzioni solleva criticità evidenti: la Confsal-Unsa, rimarca: “È questo un concorso i cui bandi che non soddisfano l’esigenza di colmare la copertura dei posti vacanti del Mibact – e ancora questo reclutamento è del tutto insufficiente e non tiene conto del personale interno (valutazione dei titoli del tutto discutibili, riserva dei posti, scorrimento delle graduatorie vincitori dei concorsi interni già espletati”.
Il problema? Sempre lo stesso, almeno a detta del sindacato: prima di assumere nuove risorse, che si pensi a garantire un adeguato lavoro a chi è già assunto: “Si sono aggravate le condizioni di lavoro dei dipendenti su tutti i posti di lavoro per mancanza di fondi per aperture straordinarie, turnazioni, produttività ed efficienza, mancate procedure per le progressioni economiche, eccessivo carico di lavoro e mancata remunerazione, processi continui di ristrutturazione ed adeguamento delle strutture, senza ricambio generazionale e senza un effettivo turn-over dei lavoratori al fine di poter fornire un servizio pubblico dignitoso”.

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