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La fiera degli outsider riapre a New York, con gli interventi di Massimiliano Gioni e la partecipazione di Vito Schnabel. Spunti per la Biennale?

di - 28 Gennaio 2013
Nella sua prima intervista aperta, rilasciata al settimanale del Corriere della Sera, Sette, Massimiliano Gioni non ha parlato granché della sua Biennale, intitolata “Il Palazzo Enciclopedico”. Ha ribadito quello che si era detto in conferenza stampa, rimarcando il prestito del titolo della manifestazione al progetto dell’opera d’arte “totale”, in grado di raccogliere tutto lo scibile umano, di Marino Auriti, outsider italo-americano. Poi, in realtà, si può leggere tra le righe, ma il nostro critico, direttore del New Museum e della Fondazione Trussardi, non si sbilancia per niente. Ma perché vi stiamo raccontando questo? Perché Massimiliano Gioni, insieme a Daniel Baumann e Ralph Rugoff, sarà uno dei relatori che prenderà parte agli appuntamenti della prossima edizione dell’Outsider Art Fair, in programma dal prossimo 31 gennaio a Chelsea, New York, negli spazio dell’ex DIA Art Centre, sulla 22esima West. Fondata da Sanford Smith, nel 1993, l’Outsider Art Fair è diventata negli anni uno degli eventi topici nell’inaugurare le stagioni dell’arte newyorkese, diventando l’evento internazionale più ufficiale e riconosciuto intorno al valore degli artisti presentati, tutti autodidatti, naif o in terapia: outsider dunque, nomi che godono di un mercato e di una popolarità più ristretta, ma non per questo meno interessante a livello di collezionismo e investimenti. Riconosciuta per il suo spirito anticonformista, la fiera ha svolto negli anni un ruolo fondamentale nella costruzione di una comunità di appassionati, che per 15 anni si sono ritrovati al Puck Building.
Organizzata dalla nuova partnership con Wide Open Arts, società formata dal mercante d’arte Andrew Edlin, la fiera quest’anno avrà 40 partecipanti, in larghissima parte proveniente da New York, con qualche galleria in trasferta da Londra, Losanna e da Bruxelles, da dove arriverà “Sorry We’re closed”. Il 2013 però aggiungerà al parterre anche progetti curatoriali di gallerie ospiti e dieci nuovi arrivi, tra cui la galleria Laurel Gitlen di New York e il figlio di Julian, Vito Schnabel. Segno tangibile che gli outsider veri e propri sono a dir poco finiti? Chissà se Gioni avrà preso spunto per la sua Biennale dalle precedenti edizioni: d’altronde  a Vittorio Zincone il nostro ha dichiarato che la Biennale avrà «artisti che non hanno mercato né presenze istituzionali, scrittori che si sono dilettati in esperienze visive, outsider. Quelli che un tempo si chiamavano naïves». E quale migliore occasione, before Venezia, per partecipare ad una fiera che ormai il naïves sembra averlo solo nel titolo, ma che sicuramente sarà un po’ in linea con le costellazioni della laguna? Via al riscaldamento!

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