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La gabbia dorata di Ai Weiwei fa infuriare gli abitanti di Washington Square Park

di - 30 Agosto 2017
Ha affrontato il governo cinese, che oltre ad averlo imprigionato per 81 giorni lo ha condannato a una maxi multa per evasione fiscale, e quello inglese, che non gli rilasciò una carta di credito. Si è scontrato anche con la Lego, che non voleva spedirgli i noti mattoncini per realizzare un’opera politicamente compromettente. Ma questa volta Ai Weiwei, attualmente impegnato a Venezia per la proiezione del suo Human Flow, dovrà vedersela con un’agguerritissima associazione di quartiere, che sta sollevando un polverone per bloccare la realizzazione di Good Fences Make Good Neighbors.
L’installazione, una enorme gabbia dorata, sarà allestita proprio in prossimità dell’arco trionfale in marmo che caratterizza Washington Square Park, luogo di ritrovo degli intellettuali di New York, città nella quale il dissidente cinese, in fuga dalla patria, ha vissuto per molti anni, frequentando prestigiose scuole d’arte e sposandosi anche. In realtà, il progetto, coordinato dal Public Art Fund che l’ha fortemente voluto per il suo 40mo anniversario, è più complesso, prevede la realizzazione di altre opere diffuse in altri luoghi della città e aprirà ufficialmente il 12 ottobre, come scrivevamo qui.
Ma la gabbia davanti all’arco di trionfo non ha convinto affatto i membri della Washington Square Association, che non ci stanno a vedere il simbolo del loro quartiere percettivamente ingombrato da un elemento così estraneo e aggressivo. E poi, «impedirebbe la realizzazione dell’annuale albero di natale», ha specificato Trevor Sumner, presidente dell’associazione, in una lettera inviata al Public Art Fund. Una storia che, con le dovute differenze, ricorda la polemica sorta in seguito al grande muro di mattoni, l’installazione di Pedro Cabrita Reis, posta davanti all’Arco di Traiano, a Benevento. «Questa installazione apre un pericoloso precedente, ammettendo che uno dei monumenti più importanti di New York possa essere decorato e cooptato per così tanto tempo», ha rincarato la dose, toccando un nervo scoperto del dibattito pubblico americano di questi ultimi tempi, ovvero, le questioni di iconicità e autorappresentazione già messe in discussione dai fatti di Charlottesville.
Per Sumner il problema è stato anche nella comunicazione, visto che il progetto è stato annunciato a marzo ma i primi contatti ufficiali sono stati avviati solo poche settimane fa, lasciando poco tempo per gli accordi, «ed è ironico per un’opera il cui titolo si riferisce al buon vicinato». In effetti, il titolo, Buoni staccati rendono buoni vicini, è un riferimento a un modo di dire paradossale, molto usato negli Stati Uniti, ripreso anche dal poeta Robert Frost. Dal Fund rispondono che si occuperanno di tutte le spese per trovare una nuova locazione all’albero di natale e che la notizia dell’installazione è stata ripresa da tutti i mezzi di informazione, oltre a essere stati ascoltati i pareri di molti membri della comunità e di diverse associazioni, tutte entusiaste, «a parte ovviamente la Washington Square Association», ha specificato Nicholas Baume, direttore dell’organizzazione attiva dal 1977.

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