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La Galleria Civica di Valdagno compie 40 anni. E celebra i successi con una mostra tutta di giovani. Per rendere omaggio alla storia sociale del vicentino

di - 24 Aprile 2014

Quarant’anni di attività celebrati con una mostra dal titolo evocativo, tratto da una frase di un racconto di Vitalino Trevisan: Non potendomi arrampicare sulle nuvole, presi per le colline. Un aforisma che descrive chiaramente l’operato della Galleria Civica di Valdagno, una storia non facile, ma anche la storia di un successo, quello di una piccola realtà che nella provincia vicentina è riuscita, nel tempo, a creare una stratificazione culturale profonda.

La mostra, che inaugura il 26 aprile, vede protagoniste opere di artisti che meglio rappresentano le tematiche tipiche del territorio, la storia sociale, urbanistica e architettonica della città. Il riferimento è alla Città sociale, anche nota come Città dell’Armonia, un quartiere di Valdagno edificato tra il 1927 e il 1937 voluto da Gaetano Marzotto, proprietario della storica industria laniera, su progetto dell’architetto Francesco Bonfanti, per ospitare alloggi per operai, impiegati e dirigenti della fabbrica, insieme a servizi e spazi ricreativi di uso pubblico insieme.
E la Città Sociale sarà infatti una delle sedi espositive, insieme alla Galleria stessa ed altri edifici pubblici come, per esempio, l’atrio della Scuola Manzoni, la Scuola di Musica o la Casa di Riposo Villa Margherita.
Il progetto espositivo presenta un corpus di opere, selezionate dalla curatrice Eva Fabbris, che affronta tutte le problematiche legate ad un ambiente industriale, come il mutamento del paesaggio nel corso degli ultimi decenni o la perdita della fiducia nel progresso e la ricerca di una nuova identità culturale. In scena una doppia generazione di artisti, che va dai alcuni nomi nati nella metà degli anni ’60, fino ai trentenni di oggi, nati nella metà degli anni ’80: Alessandro Ambrosini, Marco Basta, Simone Berti, Lupo Borgonovo, Jacopo Candotti, Ludovica Carbotta, Barbara Ceriani Basilico e Alessandro Mancassola, Federico Chiari, Dast, Andrea De Stefani, Anna Franceschini, Invernomuto, Roberto Mascella, Giovanni Morbin, Giulia Piscitelli, Fabio Sandri, Arcangelo Sassolino, Marco Saugo, Diego Soldà e Stefano Zattera.
Un’identità ben definita, che sicuramente ha costruito anche l’attività della Galleria che, lontano dai riflettori, ha operato con obiettivi puri, volendo offrire alla cittadinanza un linguaggio in cui riconoscersi. Forse un bell’esempio da seguire. Per tutti gli addetti ai lavori. (Roberta Pucci)

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