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La lunga memoria della mafia. Dopo Palermo, l’archivio di Eva Frapiccini arriva a Bruxelles

di - 8 Novembre 2018
Può un archivio spostarsi? Cambiare forma e adattarsi agli spazi che attraversa? Sì, se la storia che racconta è viva, urgente, disponibile a lasciarsi ascoltare da pubblici distanti, da esperienze magari anche radicalmente diverse. E le voci che provengono da Il Pensiero che non diventa Azione avvelena l’Anima sono quanto mai attuali, perché provengono da una approfondita ricerca sul doloroso e lunghissimo strascico lasciato da quel dramma che, per l’Italia e non solo, è stata la mafia. Una indagine a ritroso tra le persone e i luoghi che Eva Frapiccini svolge dal 2014, tra documenti scritti e testimonianze orali, fotografie, appunti, note, oltre che tra suggestioni e intuizioni, tutti compresi in una struttura coerente e consultabile, perché si tratta di dare una forma, una estetica alla memoria. Ricordi drammatici, reperiti da persone, biblioteche e scuole, per i quali la rimozione è una tentazione tanto forte quanto mistificatrice.
«Mi interessa il funzionamento della memoria in generale, e uso la mia vita artistica e personale per capirlo, perché io stessa ho scarsa memoria, del mio vissuto, e del mondo. Ed è anche per questo che indago fatti e storie del passato, per colmare la distanza tra la mia vita e il mondo che mi circonda, nei suoi aspetti visibili o invisibili», ci diceva l’artista che, con questo suo progetto, ha vinto la prima edizione del bando Italian Council, nel 2017, promosso dalla DGAAP-Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane.
La prima esposizione al Tribunale di Palermo, nell’ambito di un progetto espositivo sul tema della legalità, a cura di Connecting Cultures, Isole e Caterina Niccolai e a cura di Anna Detheridge. E adesso una nuova tappa, all’ Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, dove l’archivio-installazione sarà consultabile fino al 22 novembre.

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