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La pelle si trasforma. Le concerie di Santa Croce sull’Arno, raccontate dalle opere di Nari Ward

di - 4 Gennaio 2019
In questi ultimi giorni di festa merita una visita “Holding Patterns”, la mostra di Nari Ward a Santa Croce sull’Arno, aperta fino al 6 gennaio 2019. A villa Pacchiani, infatti, Ilaria Mariotti ha curato la quinta tappa del progetto Arte-Impresa-Territorio, che mette in relazione l’arte contemporanea e le aziende attive del circondario nel tentativo di coinvolgere gli artisti alla riconsiderazione delle questioni sociali. Ward, artista giamaicano di rilievo internazionale, ha così intrapreso un dialogo con UNIC Concerie italiane, l’associazione dei conciatori a livello mondiale particolarmente attiva nel distretto economico e manifatturiero della zona.
Alla base delle sue opere, ci sono materiali che testimoniano la vita sociale, economica e culturale di intere comunità e così lacci da scarpe, passeggini, televisioni, diventano elementi per costituire una metafora della contemporaneità. Ogni lavoro dell’artista dà vita a molteplici narrazioni tutte diverse tra loro perché ognuna ha un approccio individuale: talora affascinato dai materiali talaltra dalla possibilità di rintracciare storie comuni o personali. L’opera diventa quindi come una tappa di un processo di comprensione e restituzione di dati concettuali.
A Santa Croce sull’Arno, Nari Ward ha presentato opere appositamente concepite per la mostra e in relazione con il territorio che lo accoglie, con la sua produttività e con le sue peculiarità. La pelle, con la sua lavorazione e la sua trasformazione, è la base da cui Ward prende avvio per la realizzazione di queste opere. Facendo tesoro delle visite fatte alle concerie, dei contatti con gli operatori del settore, dei sopralluoghi effettuati, l’artista ha creato opere che, estrapolate dal substrato dal quale prendono origine, vengono proiettate in una dimensione esperienziale.
Tra le opere più significative c’è Holding Patterns, che peraltro dà il titolo alla mostra. Qui l’artista focalizza il proprio lavoro sul concetto di appartenenza e visibilità. Soggiornando a Santa Croce, Ward ha visto da un lato i turisti che visitavano le località della costa e dall’altro, a poca distanza, i migranti impegnati nelle aziende manifatturiere della zona e si è chiesto come potrebbe essere l’immagine di un immigrato trasmigrata in quella di un turista. La risposta è stata: «Uno è una realtà del tempo libero l’altro del lavoro, ma entrambi sono stati temporanei che un individuo può controllare con diversi gradi di azione». In Back to Nature Treatment si percepisce una commistione tra industria e natura, evocata attraverso oggetti abitualmente utilizzati nell’ambito degli impianti di depurazione. Di grande suggestione è Insistence on Opacity per la quale Nari Ward si è ispirato a elementi decorativi che appartengono sia alla tradizione occidentale che a quella islamica creando un luogo intimo e appartato ma al contempo che svela e nasconde. Uno spirito più giocoso traspare invece da Ballast of Miracles: qui l’artista propone un’istallazione con una sorta di palloncini realizzati in resina che richiamano alla memoria quelli impiegati per illuminare e dare vita alle feste di paese. Questi elementi connotano l’ambiente in cui sono inseriti e hanno il potere di modificarlo creando molteplici possibilità di trasparenza date dalla tipologia di resina con la quale sono stati realizzati. Gifted Witness è un’opera imperniata su un paio di scarpe che sono state regalate a Nari durante uno dei sopralluoghi nelle concerie a Santa Croce sull’Arno. Dalle scarpe, situate al centro della stanza, si irradia una molteplicità di stringhe poste a raggiera che quasi nascondono le scarpe stesse e paiono essere delle radici che lentamente, crescendo, si incuneano, si attorcigliano, si distendono…
Anche in quest’opera si ritrova una delle caratteristiche essenziali della poetica dell’artista, l’ossimoro attraverso il quale Nari Ward combina elementi mai casuali che riescono sempre a stupire. (Enrica Ravenni)
In home: Ballast of Miracles, 2018. Ph. Ela Bialkowska OKNOstudio
In alto: Holding Patterns, 2018. Ph. Ela Bialkowska OKNOstudio

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