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La silenziosa relazione tra uomo e ambiente. Filippo Leonardi alla Collicaligreggi di Catania

di - 8 Gennaio 2019
Filippo Leonardi, ancora una volta, si propone come ponte di congiunzione tra mondo naturale e uomo, in un silenzioso connubio tra elementi e artificio. Le opere presenti in “Nostalgia Solare”, in mostra presso la galleria Collicaligreggi a Catania sino al 10 gennaio, appaiono, riprendendo le teorie aristoteliche, come dei sinoli di materia e forma.
Un’ampia parete bianca ospita un monocromo costituito dalla tinta 18M6, il tono di verde utilizzato dalle mimetiche militari e pertanto il colore che più di altri si avvicina a quello della natura. In un processo di controllo delle forze naturali e di uno stato di posizione egocentrica dell’uomo rispetto alla natura, l’opera Monocromo 18M6 si pone come una possibilità di riflessione sui ruoli naturali del sistema universale. Una possibilità di abbandonare il desiderio di controllo della natura e di superare lo specismo, ovvero la discriminazione da parte di Homo sapiens delle altre specie animali. Rifondersi con tutti gli enti, tornare a vivere nella periferia di un universo che non avendo centro non ha nemmeno periferia, dove tutto – ma davvero tutto! – è quindi centro, è la prospettiva che si presenta davanti agli occhi di chi ha definitivamente scorto la fragilità dell’antropocentrismo. Nell’opera Impigli, dei baccelli spinosi di erba medica, rimasti avviluppati su alcuni sacchi di juta vuoti nei pressi di un formicaio, appaiono come mappature di un mondo naturale che l’uomo pare abbia dimenticato. Una congiunzione di punti che raccontano un equilibrio universale che l’artista rielabora per permettere una lettura di questi segni di un’intelligenza superiore.
Immergendosi completamente in “Nostalgia Solare”, le opere ci raccontano, nella loro pulizia estetica, un mondo fatto di silenziosi equilibri in continuo mutamento, a volte impercettibile ma netto nel tempo. Tramite l’artificio estetico, le opere di Filippo Leonardi sono da considerarsi come delle chiavi di lettura di una materia potente che comunque risiede in ogni forma; “forma” che secondo Aristotele è l’intima natura delle cose, l’essenza. Come le ninfe per Agamben sono “l’immagine dell’immagine”, le opere di Leonardi rappresentano, attraverso un’impeccabile equilibrio, quel silente accordo tra elementi, quella rappresentazione di un’immagine che tramite l’artificio umano nasconde in sé un’essenza viva. «In Paracelso, la ninfa si presenta come una creatura in carne e ossa, creata a immagine dell’uomo, che può acquistare un anima solo unendosi con lui», dice Giorgio Agamben, e nelle opere di “Nostalgia Solare” avviene questo amplesso che permette all’immagine di avere una materia viva.
In Sinestesie #1 un corpetto ortopedico custodisce, al suo interno, un cesto incompleto di fibre naturali. L’intreccio, azione umana, porta a una forma ma tramite una materia che ha una sua essenza, concede un’unione tra elementi: un intero. L’azione incompiuta permette di intravedere, tra gli intrecci del cesto, la sua natura primordiale che, fuoriuscendo dal corpetto che funge da protezione, quasi cercando una via di fuga, guarda oltre quella barriera costruita dall’uomo che l’avvolge come per proteggerla. Questa immagine, nell’insieme, appare come una ninfa di Agamben nella sua incessante ricerca amorosa di quell’umanità che può donargli un’anima. La Ninfa riunisce in sé archetipo e ripetizione, forma e materia, in una incessante ricerca di un’essenza. Nel video Prefillossera, grazie a una telecamera posizionata sul carapace di una testuggine, è possibile seguirne la marcia in soggettiva tra le filiere di un terreno vinicolo. Prefillossera è un termine spesso usato per indicare vini fatti prima dell’infestazione della fillossera (insetti afidi viventi esclusivamente sulla vite), pertanto ci porta a pensare che l’ambiente naturale mostrato dalla testuggine potrebbe mutare da un momento all’altro attraverso l’intrusione di un terzo elemento naturale. L’artista ci pone davanti a un altro punto di vista, quello di una natura che si piega docilmente all’uomo donandogli i suo frutti ma che non si fa piegare nella sua mutabilità che lascia aperte infinite possibilità al suo cambiamento.
La coesistenza tra uomo e natura riporta a equilibri primordiali e l’artista si fa da portavoce di questa convivenza necessaria attraverso opere che raccontano un mondo soggetto a continue mutazioni. (Sasvati Santamaria)
In home e in alto: foto di Gabriele Abbruzzese

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