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La storia dell’arte riscritta in un frammento. Grazie a IntesaSanpaolo e al nuovo capitolo delle sue “Restituzioni”

di - 26 Giugno 2015
C’è un piccolo scrigno, nel cuore delle Gallerie d’Italia di IntesaSanpaolo in piazza Scala a Milano: è un laboratorio di restauro, che da oggi sarà aperto al pubblico e che ospita migliaia e migliaia di frammenti, in una ricomposizione che sembra un vero e proprio rompicapo. Provengono dalla Chiesa di San Pietro all’Olmo di Cornaredo, paese nei pressi proprio del capoluogo lombardo, e che ci fanno qui? Sono l’ultima parte del progetto “Restituzioni” dell’Istituto, che dal 1989 con un investimento di milioni di euro ha riportato alla luce, in collaborazione con le Soprintendenze e i poli museali, oltre mille opere d’arte, tra restauri e riscoperte.
«”Restituzioni” è la più grande e antica manifestazione del proprio impegno per la cultura sul territorio di Intesa Sanpaolo, che arriva ai musei – ricorda Michele Coppola, neo direttore per i Beni Storici e Culturali della banca – un progetto cresciuto nel corso di questi 26 anni e iniziato quando il rapporto “pubblico privato”, era ancora un binomio quantomeno lungimirante, e lontano».
Ed è così che oltre 10mila frammenti della chiesa dell’Olmo di Cornaredo sono visibili in un vero e proprio laboratorio di restauro a pochi metri dal teatro alla Scala e dal Duomo, puntando come da programma di tutela non tanto sullo spettacolare ma sul valore storico del progetto.
«Si restituisce quello che è stato tolto e che ha valore. Se ridà memoria a quello che si dimentica. Si tratta di un lavoro profondo che inizia molto prima della messa in posa», ricorda la Soprintendente Antonella Ranaldi, che plaude anche un progetto che aiuta le Sovrintendenze spesso in difficoltà.
Insomma, siamo di fronte a un lavoro che – in questo caso – aggiunge anche una testimonianza ad un periodo che non ha grandi collegamenti con la storia dell’arte medioevale: la chiesa, affrescata all’inizio dell’XI secolo, ci riporta all’arte bizantina. C’è poi una sorta di ricostruzione filologica dei frammenti, e una serie di scoperte (come l’estensione che avrebbe dovuto occupare l’affresco, sulle due navate della chiesa) che nonostante le difficoltà e le caratteristiche “non definitive”, aggiungono proprio un tassello all’arte lombarda, e alla storia dell’arte. Una restituzione di un tesoro italiano diffuso, e per certi versi ancora di scrivere o, meglio, da indagare.

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