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La vera eccellenza italiana? È Coca Cola, che stamattina cala i suoi assi per EXPO 2015. Con un padiglione-campo da basket

di - 17 Novembre 2014
Sapete come andrà a finire? Che gli Stati Uniti vinceranno anche stavolta. E non alla Biennale o in qualche manifestazione prettamente dedicata all’arte, ma all’EXPO 2015. Perché? Perché stamattina a Milano si è presentato quello che sarà il Padiglione della Coca Cola, forse il più noto brand americano nel mondo, e forse icona in assoluto più famosa nel pianeta. Il colosso globale, sotto l’hashtag @CocaColaITA inizia oggi i suoi lavori sul suolo dell’Esposizione Universale e conta di finirli entro febbraio, per poi fare una serie di check entro aprile e inaugurare perfettamente nei tempi. Alla faccia delle immense problematiche che legano ad EXPO l’Italia, anche se l’Amministratore unico Giuseppe Sala ha rassicurato i giornalisti spiegando che anche il maltempo di questi giorni non sta causando particolari problemi alla macchina dei lavori. Vedremo.
Alla conferenza, insieme con Sala e l’Assessore De Cesaris, ci sono anche Eugenia Stoichkova, in Italia da un anno per l’azienda, che come nella migliore tradizione della pubblicità (decisamente non occulta) beve a canna da una bottiglietta di Coca durante la conferenza, e spiega: «Coca Cola è molto legata all’Italia, e presente da quasi 90 anni, dal primo stabilimento di Roma per l’imbottigliamento creato nel 1926 in poi. Poi Fanta è nata a Napoli e il sistema Coca in Italia conta 6 stabilimenti e oltre 2mila dipendenti. Si tratta insomma a tutti gli effetti di una azienda locale che opera sul territorio». Hai capito il marchio come si trasforma da mondiale a nazionale? Ma andiamo avanti. La presenza di Coca è un investimento nel Paese, e lo ribadisce anche Kim Alexander, General Manager per Coca durante EXPO, che punta il suo discorso sull’«Importanza per l’azienza dell’aggregazione delle persone e per la sostenibilità: Coca Cola ha creato imballaggi a impatto zero, e prende i suoi prodotti da coltivazioni sostenibili». Va insomma in scena la saga del “buono americano”, ma quello che resterà all’atto pratico, sarà la costruzione che ospiterà il Padiglione. Che sarà sostenibile, trasportabile con solo l’uso di cinque camion, fatto di vetro, legno e acqua, e con la classica silhouette delle bottiglie come pareti esterne. Sarà uno spazio aperto e dal forte risparmio energetico, e non potrebbe essere altrimenti visto l’investimento che il brand metterà sul piatto. A proposito, a quanto ammonta questa voce? Stoichkova è misteriosa: «Gli investimenti in Italia sono molto importanti: una parte vanno per Expo, l’altra alle partnership con i costruttori e la terza, fondamentale, per la comunicazione dell’evento. Difficile quotare tutto, ma al termine di questa operazione potremmo dichiarare il totale dell’ammontare».
Così sia, con la benedizione dell’Assessore Ada Lucia De Cesaris che si dice contenta, da parte del Comune di Milano, che Coca Cola lascerà qualcosa anche per l’incerto periodo del post-EXPO alla comunità: il Padiglione, infatti, una volta smontato, avrà la stessa area di un campo da basket e potrà essere spostato in altri luoghi. Potere glocale e multinazionale.

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