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L’Adorazione dei magi di Leonardo ritorna a nuova vita. Grazie a un restauro sorprendente che ne svela dei lati più nascosti

di - 25 Settembre 2014
La presentazione dei risultati della prima fase dei lavori di restauro dell’Adorazione dei Magi condotti per volere della Galleria degli Uffizi dal laboratorio dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha portato risultati sorprendenti.
Le iniziali indagini diagnostiche che hanno preso avvio nel 2011 e i successivi lavori conservativi sono stati finanziati dall’Associazione Amici degli Uffizi che da oltre vent’anni, con interesse e dedizione, arricchisce con nuove opere il patrimonio della Galleria e garantisce la copertura dei costi di molti interventi tecnici.
I frati del convento di San Donato in Scopeto nel 1481 commissionarono l’opera a Leonardo il quale nell’estate dell’anno seguente partì per Milano e la lasciò incompiuta. I colori bruni delle prime fasi del disegno appena ravvivati da tocchi di biacca sono gli elementi che maggiormente caratterizzavano la tavola che – come abbiamo sempre letto sui manuali di scuola – era considerata un monocromo.
Oggi queste definizioni non sono più del tutto valide, l’opera giunta ormai a una fase terminale di pulitura ha rivelato elementi che per secoli erano rimasti offuscati sotto uno spesso strato di colle nerastre che ne appiattivano le forme e ne alteravano l’espressività, materiali sovrapposti nei secoli dai vari manutentori e restauratori.
L’indagine diagnostica ha portato gli studiosi ad approfondire la conoscenza dell’opera e a capire molte più cose su Leonardo e sul suo modo di operare. Conclusa la pulitura adesso l’opera andrà incontro a una fase sicuramente meno spettacolare ma non per questo meno importante, quella della conservazione del supporto ligneo per stabilizzarlo e consolidarlo.
Della trama pittorica quello che in un primo momento si era intuito tramite la riflettografia ora è visibile a occhio nudo. Con l’assottigliamento differenziato e graduale dello strato di materiale che annebbiava la superficie – si parla di assottigliamento poiché i restauratori non sono arrivati a lavorare a diretto contatto con lo strato pittorico leonardesco – sono emersi moltissimi particolari, disegni, pentimenti, costruzioni geometriche, studi volumetrici che fino a questo momento non erano affiorati, inoltre nella parte alta della tavola è apparso anche un sottile strato pittorico di coloritura del cielo che dona all’opera un senso di grande apertura. Sempre in questa zona sulle scale del tempio in costruzione sono adesso percepibili gli schizzi dei lavoratori che fino a ora erano ravvisabili solo agli infrarossi
Nell’Adorazione a questo punto sono perfettamente distinguibili almeno quattro piani: il gruppo della Vergine davanti, più indietro degli astanti, poi sul retro il gruppo dei cavalli e delle rovine e infondo un altro spazio tipico di Leonardo sempre attento allo studio degli sfondi e delle prospettive a volo d’uccello. L’opera dunque assume una tridimensionalità che finora era impensabile, le figure acquistano una volumetria e una consistente massa plastica. Non tutta l’opera è allo stesso livello di esecuzione, nonostante alcuni studi preparatori che ci sono giunti, Leonardo in più punti ripensa, ridisegna, rifà in corso d’opera; qui propone una serie d’idee espressive che poi saranno da lui riprese e portate avanti altrove. Tra i punti più problematici il groviglio dei cavalli dei quali si rilevano almeno quattro o cinque abbozzi rivisti e corretti. Il disegno di base è un disegno totalmente realizzato a mano libera e non fatto su cartoni come molto spesso accadeva. Sul tronco dell’albero al centro della composizione è riconoscibile il foro fatto dal chiodo che l’artista aveva piantato per tirare le linee di fuga della prospettiva: questo punto coincide anche con la sezione aurea dell’opera.
Il termine del restauro è previsto per la fine del 2015 quando sarà accolto nella sala 15 degli Uffizi appositamente riallestita e troverà posto accanto alle altre opere di Leonardo l’Annunciazione e il Battesimo di Cristo realizzato con Verrocchio.
L’obiettivo dell’équipe di restauro è che, a conclusione del lavoro, l’Adorazione dei Magi si presenti come un dipinto antico, non finito, ma in buone condizioni di leggibilità e di conservazione. Il restauro dunque è stato condotto secondo i principi guida del dell’Opificio delle Pietre Dure, cioè l’intervento non prevede la totale rimozione delle patine così da farlo tornare “come nuovo” – visto che nessuno è in grado di sapere realmente come fosse l’opera all’origine – anche per mantenere un margine di sicurezza nell’intervento, ma di permettere una corretta lettura dei significati e del valore espressivo dell’opera, seppur con la riconoscibilità di alcune tracce del trascorrere del tempo. (Enrica Ravenni)

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  • Il "non finito" è la caratteristica del genio. Come il "non luogo", il "non nome", il "non tempo", ecc... L'astuto Ulisse crea un "non nome", Nessuno, per ingannare Polifemo, e un "non luogo", il cavallo di legno, per ingannare i troiani. Queste entità frutto di processi ricorsivi, speculari sono state usate anche da Gesù e Michelangelo. Quest'ultimo nella scultura diede origine al termine. L'Adorazione è un non finito e non un opera incompleta, perché l'autore si ritrasse sul bordo destro (per chi guarda), mentre si dirigeva a Milano. Si rappresentò mentre usciva dal quadro, lasciandolo incompiuto . Cfr. Ebook/book di Ravecca Massimo: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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