Il Museo del Novecento continua a mietere consensi,
ed è opinione pressoché unanime che sia stato condotto con serietà ed eleganza,
anche grazie al fondamentale contributo dell’architetto Italo Rota, chiamato al
non facile compito di intervenire in un contesto tanto fortemente connotato
come Piazza Duomo.
Ma se la struttura dell’Arengario colma una lacuna
per troppi anni sottovalutata, poco incide sull’approccio della città e dei
suoi enti pubblici verso la contemporaneità più stretta, che continua a
vivacchiare fra operazioni controverse e mediatiche coma l’affaire-Cattelan e
cadute clamorose come la vicenda di Piazza Cadorna e dell’Oldenburg addobbato a
festa.
Quasi per paradosso, continuano invece a surrogare,
spesso egregiamente, i privati, o le realtà ibride: come ATM, l’azienda meneghina
dei trasporti pubblici, che ora lancia il progetto MTA – Multimedia Transfer
Art – in collaborazione con l’accademia di Brera e il Politecnico. Scenario: la
Metropolitana, “non solo punto di passaggio ma veicolo di nuovi percorsi
espressivi e artistici”. Grazie all’arte multimediale, con un progetto nato un
anno fa per proporre arte e design con l’utilizzo delle nuove tecnologie negli
spazi Underground.
La collaborazione ha preso corpo nei mesi scorsi, e mentre le due scuole hanno
continuato a lavorare ai contenuti del progetto, Atm ha individuato le stazioni
più adatte ad accoglierlo: Porta Venezia sulla linea 1 e Garibaldi, sulla linea
2, completamente rinnovata e ora “palcoscenico ideale dove i giovani possono
esprimere la loro arte attraverso le nuove tecnologie”. E una delle prime installazioni
multimediali è stata appena presentata proprio nel mezzanino della stazione Garibaldi:
un progetto che ricrea idealmente un vagone della metropolitana, riproducendo
sui “finestrini-monitor” i contenuti audiovisivi creati ad hoc dagli studenti
dell’Accademia e del Politecnico.
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