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L’arte, dal 2000. Marcella Manni ci parla del prossimo appuntamento di Generazione Critica |

di - 27 Novembre 2018
Venerdì, 30 novembre, dalle 15.30 alle 20, nella sede del Laboratorio Aperto ex Centrale AEM di Modena, si terrà la sesta edizione di Generazione Critica, un progetto di ricerca dedicato alle più recenti esperienze artistiche contemporanee, con un’attenzione particolare a quelle legate all’immagine. Generazione critica è un magazine online e un convegno annuale: attraverso gli interventi dei relatori, l’arte del presente viene analizzata con lo strumento della critica. Ne parliamo con la sua ideatrice e produttrice, Marcella Manni.
Come è nato il progetto di Generazione Critica?
«Generazione critica è un progetto nato dalla volontà di agire consapevoli di una situazione contingente, quella italiana, che offriva pochi contesti ai giovani artisti per presentare il proprio lavoro e ai giovani curatori di occuparsi in modo approfondito, anche da un punto di vista teorico, delle ricerche artistiche delle più recenti generazioni. È nato, quindi, nella duplice forma di un convegno aperto al pubblico e di un laboratorio pratico per selezionati iscritti. Con limiti di campo imposti ai relatori di Generazione critica (riferirsi ad artisti nati dal 1970 in poi e a opere, serie o progetti dal Duemila in avanti) che hanno mirato a portare la riflessione verso questo circostanziato terreno di indagine».
Siamo ormai giunti alla sua sesta edizione. Quale bilancio dei primi 5 anni di attività?
«Vado direttamente a elencare i numeri: sono più di trenta i relatori coinvolti, ogni anno diversi; cinque i libri prodotti, un sito generazionecritica.it che si arricchisce di contenuti sia di approfondimento che di informazione. Gli artisti che hanno partecipato al laboratorio dello scorso anno vedono quest’anno il progetto presentato in forma di mostra proprio in occasione del convegno del 30 novembre. Direi che è stato rispettato l’impegno, che ha caratterizzato Generazione critica fino dalla prima edizione, di ‘produrre’ qualcosa: un testo, uno spunto, una ricerca, un nuovo lavoro, una rete di contatti… Insomma, di generare davvero un circolo virtuoso. Allo stesso tempo questo lavoro ci ha permesso di ‘mappare’ ricerche ed esperienze e di creare una sorta di bacino dal quale attingere per progetti futuri».
Qual è, a tuo modo di vedere, lo stato della critica oggi in Italia?
«Forse avete più voi il polso della situazione… Il punto di vista di una rivista è sempre privilegiato. Poco tempo fa avete dedicato un numero intero a interviste a curatori, giornalisti, docenti rispetto al tema: l’ho trovato molto interessante. Per quanto riguarda me e Metronom, quello che cerchiamo di stimolare e promuovere è la produzione di contenuti che sia, da un lato, di supporto al lavoro degli artisti (contestualizzarli in una linea di ricerca o ‘tendenza’ e porre l’attenzione sul loro lavoro è sempre un momento di crescita) e dall’altro offra anche un lavoro di divulgazione e di approccio rispetto all’arte e alla cultura visuale. C’è un’abitudine oramai quotidiana e immediata all’utilizzo e alla produzione di immagini in vari e diversificati contesti, eppure una poca confidenza, o a volte un certo analfabetismo, rispetto alla lettura delle immagini è ancora forte. È qui, nel contribuire a offrire chiavi di lettura anche in senso divulgativo, che il lavoro ‘critico’ si inserisce nel contesto contemporaneo, credo».
Veniamo alla nuova edizione che si svolgerà tra qualche giorno. Qual è il tema prescelto e come sarà articolata la giornata di Generazione Critica 6?
«L’edizione 2018 si concentra sul ruolo della tecnologia nella produzione artistica contemporanea, di come ne influenzi la creazione – stabilendone linguaggi e possibilità espressive – ma anche di come ne determini le stesse modalità di fruizione e ricezione. Realtà aumentata, realtà virtuale, grafica 3D, stampa 3D, post-internet art sono infatti i nuovi strumenti che, sfruttando i sistemi d’interazione digitale e generando tecniche espressive specifiche dei nuovi media, creano in modo veloce e ramificato mondi alternativi, nuove realtà che sfidano sempre di più le nostre capacità percettive e interpretative. I partecipanti: Bruno Barsanti, Gemma Fantacci, Gli Impresari, Elisabetta Modena, Santa Nastro, Cesare Biasini Selvaggi, Kamilia Kard e Vittorio Iervese. La giornata sarà interamente dedicata agli interventi dei relatori, che presenteranno una loro ricerca attraverso il lavoro di tre artisti. La conferenza è gratuita e aperta al pubblico, che potrà intervenire con domande anche alla tavola rotonda conclusiva. Il pomeriggio si concluderà con l’inaugurazione dell’installazione Ti fidi di me? di Isabella Nardon, Federica Porro, Vanessa Pinzoni, esito del laboratorio svolto lo scorso anno con gli studenti del master sull’immagine contemporanea di Fondazione Fotografia, Modena. In occasione della giornata del convegno, e fino all’8 dicembre, sarà fruibile anche una serie di lavori video all’interno dello spazio ex AEM che ospita l’iniziativa. I lavori selezionati sono stati scelti tra i partecipanti al premio Artifact e la call di Digital Video Wall, Boris Contarin, Marilisa Cosello, Valentina D’Accardi, Federica Di Pietrantonio, Andrea Fenoglio, IOCOSE, Kamilia Kard, Alice Palamenghi, Eleonora Roaro».

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