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L’arte di frontiera torna sotto le due torri: secondo appuntamento, con simposio, del progetto “konFRONTIERt”. Le presentazioni domani, al MAMbo

di - 5 Febbraio 2013
Sono passati 29 anni da quando la Galleria di Arte Moderna di Bologna dedicò spazio ad Arte di Frontiera, una mostra epocale che portava nel cuore dell’Italia i rigurgiti creativi del cuore e delle viscere della Grande Mela, raccolti con dovizia di particolari e con attenzione maniacale per i cambiamenti del linguaggio creativo, per lo spostamento sociale e semiotico, anche della stessa forma dei graffiti, da Francesca Alinovi, che tramite le pagine di Flash Art e di altre riviste, aveva raccontato al pubblico italiano un fenomeno tipicamente newyorkese e attivo nella città della East Coast statunitense, all’epoca, da ormai un decennio. La Alinovi era scomparsa tragicamente l’estate precedente, ma la sua eredità è tutt’ora un tratto indispensabile quando si tratta di writer e graffiti, soprattutto in suolo italico. Questa premessa per raccontare che domani, al MAMbo, sarà presentata la seconda edizione del progetto “Frontier”, dedicato al Writing e alla Street Art, che nel 2012, durante la sua prima edizione, ha portato 13 writers su altrettante facciate bolognesi a riscrivere non solo una serie di architetture, ma anche una possibilità di rinnovamento per l’urban art, non più confinata al campo della “frontiera” ma all’operazione pubblica.
La tavola di rotonda di presentazione di domani, a cui faranno seguito due giornate di incontri, il prossimo 8 e 9 febbraio, sarà tenuta dall’Assessore alla cultura Alberto Ronchi, dal direttore del MAMbo Gianfranco Maraniello e dai due curatori del convegno Claudio Musso e Fabiola Naldi.
Ad alternarsi sul confronto fra metodologie e differenze anche disciplinari tra Writing e Street Art saranno nei giorni del simposio, tra gli altri, il designer Leonardo Sonnoli, il teorico sociale Andrea Mubi Brighenti, l’artista Dado e Simone Pallotta, direttore artistico di WALLS_contemporary public art, nonché l’avvocato Andrea Pizzi, uno dei relatori che allargherà il dibattito alle questioni legali tra “frontiera” e diritto. Bologna insomma pulsa ancora, soprattutto della voglia di mettere mano ai propri muri, di renderli attraversabili e attraversati dalla “rivolta” dell’arte come possibilità di variare la percezione di una città. Senza sentire gli abissali trent’anni che separano l’origine, ma continuando a maturare un pensiero.

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