Inarrestabile UniCredit. Quello che già è il gruppo privato più attivo nella promozione e il sostegno, specie della giovane arte, lancia ora una nuova, innovativa iniziativa. Si tratta degli
UniCredit Studio, una rete di spazi ospitati all’interno delle Agenzie UniCredit Banca, che intendono “
dare sostegno ad autori emergenti non ancora rappresentati da gallerie private e a giovani curatori, offrendo loro la prima grande occasione di esordio”.
Nella loro attività gli Studio saranno in costante dialogo con musei, istituzioni, accademie, centri di formazione e in particolare con i partner culturali del Gruppo tramite il progetto UniCredit & Art, sia in Italia che a livello internazionale. Debutto a Milano, nell’Agenzia UniCredit di Piazza Cordusio, con la prima mostra della serie
Carte Blanche intitolata
L’Archivio Storico: quattro interpretazioni, che vuole rileggere con occhi nuovi il passato del gruppo, collegandolo alla ricerca portata avanti dai giovani artisti.
Quattro giovani autori –
Riccardo Beretta, Ludovica Carbotta, Mirko Smerdel, Cosimo Veneziano – invitati dalla curatrice Francesca Pagliuca a realizzare nuovi lavori elaborando e reinterpretando il materiale dell’Archivio Storico del gruppo, seguendo specifici filoni di ricerca, legati a temi forti dell’identità aziendale.
La mostra è corredata da
Carte Blanche #1, prima uscita dei quaderni di UniCredit Studio. A metà strada tra catalogo e rivista da collezione, la pubblicazione si avvale in ogni numero di contributi trasversali, riguardanti sia l’arte contemporanea, sia le tematiche specifiche affrontate nelle singole mostre. Dopo Milano, la mostra sarà esposta a Trento presso l’UniCredit Studio di Palazzo Firmian (Agenzia UniCredit Banca di via Galilei 1), da settembre a novembre 2010.
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Ottimo lavoro di fiducia e visibilità al sistema, su tutte le figure, artisti e giovani curatori in primis. Bravissima Francesca Pagliuca. Sono molto orgogliosa di questo percorso che cresce con nuove energie.
visibilità al sistema? si provi a cliccare sul link messo in calce all'articolo e si arriverà non a una pagina che informi esaurientemente sul progetto, con notizie sugli artisti, cenni sulla natura dei rispettivi progetti, macché, semplicemente al sito di una banca, con informazioni per investitori finanziari e correntisti.. che delusione!
ma accade spesso quando si vuole andare oltre certe dichiarazioni entusiastiche, per approfondire.
però, davvero, che una istituzione così potente (credo si tratti della seconda banca italiana, per capitali versati) mostri tali pecche, omettendo di creare una pagina su un sito (lo fanno anche realtà piccolissime, e squattrinate) dà da pensare (male..).
bando alla retorica della Seia, una curatrice apparentemente dinamica fino a pochi anni fa come la Pagliuca, ora fa la calza... mai un intervento o una idea intelligente, sempre a seguito del mainstream e dei soldi facili, che tristezza!
Complimenti a Francesca Pagliuca e chi le ha dato la possibilità per questo nuovo e dinamico progetto.
Non capisco le critiche di anti-dinamismo. Si tratta di un progetto nuovo, con artisti giovani e su più spazi. Finalmente un progetto dove c'è un budget e rispetto per gli artisti anche giovani. Smettiamola di criticare il sistema anche quando apre nuove e interessanti possibilità.
Andrea, non ritengo siano state seguite dalla curatrice strade semplici, "soldi facili" e main stream, come dimostrano gli artisti coinvolti. Alimentare la cultura d'impresa con il reale dialogo con l'arte (per favorire la pluralità di punti di vista, la valorizzazione delle differenze in una realtà multiculturale...), costruire piattaforme di cooperazione nel rispetto dei ruoli, non è affatto un percorso agevole. Lo è molto di più erogare una sponsorizzazione, lavorare sul glamour, cercando una visbilità di breve.
Penso che quando si formulano considerazioni forti come le sue, uscire dall'anonimato, per un confronto che esuli dalle dichiarazioni "muscolari", sia presupposto di creazione di valore. E quando ne occorre!
Personalmente rifuggo retorica e autoreferenzialità, cercando pensiero (dove si produce e circola) ed agendo. Quindi, se lo desidera, anche attraverso facebook, discutiamone.
Il punto non è questo positivo moltiplicarsi di iniziative. Il punto sono le proposte dei fantomatici giovani artisti. Il rischio è che gli artisti diventino artigiani-burocrati nel costruire la campagna di comunicazione indiretta unicredit. Ripeto, non c'è nessun tipo di riflessione sul linguaggio. Non mi riferisco a questo progetto (che non posso conoscere ancora) ma alle decine di proposte similari.
Mi sembra che l'arte delle giovani generazioni stia diventando sempre di più una forma di artigianato. Se a questo aggiungiamo la sovraproduzione di opere/artisti possiamo capire perchè il clima sia così stagnante.
L'aumentare dell'offerta diminuisce il valore del prodotto che, in stato precario, tenderà a omologarsi per vincere la competizione serrata.
Questa forma di artigianato contemporaneo è legittima e positiva (aumenta una certa diffusione e alfabetizzazione di alcuni linguaggi). Il problema è la noia,e la prevedibilità delle proposte che tendono a fare il verso a se stesse.