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L’arte scende in strada. E Roma si autoproclama “museo a cielo aperto” non grazie alle rovine, ma all’Urban art

di - 27 Aprile 2015
All’Auditorium dell’Ara Pacis si è fatto il punto sullo stato della street art a Roma, e la diagnosi è che scoppia letteralmente di salute. I numeri parlano chiaro: 150 strade interessate, 13 municipi su 15, 30 quartieri dal centro alla periferia – da Testaccio a Ostiense, a San Basilio, a Tor Marancia – 330 opere, 40 muri assegnati tramite bando “Roma Creativa” solo nel primo bimestre 2015.
Come si desume dalle parole dell’Assessore alla Cultura e Turismo Giovanna Marinelli, oggi presente insieme al vicesindaco Luigi Nieri e a Francesco Dobrovich papà di NUfactory, Roma si pone l’obiettivo di coltivare una sorta di museo all’aperto, il 25simo museo civico, con cui la città si possa spostare anche verso il contemporaneo, e facilitare la fruizione dell’arte anche tra i non addetti ai lavori. L’Assessore ha tenuto a specificare che il Comune non intende assolutamente istituzionalizzare un tipo di arte da sempre distante dal sistema, e dalle strategie non convenzionali e sempre al margine della legalità, quanto piuttosto preservarne quanto più a lungo possibile le opere.
Ovviamente il Macro è un interlocutore primario – che si vorrebbe far diventare «la casa della street art» (speriamo bene, già fatica a essere museo di arte contemporanea!) – insieme alla NUfactory di Dobrovich.
Nell’occasione, oltre al video promozionale di Andrea Dezzi, è stata presentata una cartolina (Zetema fecit) con la mappa degli interventi di street art realizzati da noti artisti nazionali e internazionali come Sten Lex, MOMO, Alice Pasquini, ROA, Herbert Baglioni, Clemens Behr e altri.
Sul sito www.turismoroma.it troverete invece le schede degli interventi e le mappe, e in più NUfactory ha ideato “Street Art Rome”, un progetto di digitalizzazione estremamente dettagliata delle opere su Google Cultural Institute, che si pone come obiettivo di far salire Roma sul podio europeo delle città con più opere di street art digitalizzate insieme a Londra e Parigi.
Insomma la street art cresce ancora, e come ha ricordato Dubrovich siamo passati da un tempo in cui lo street artist Bros veniva denunciato per imbrattamento (2010) a un tempo in cui è stato chiamato a decorare un padiglione dell’EXPO milanese (2015).
Che dire, il potenziale c’è, e vedere palazzoni con grandi muri grigi e brutti ricoprirsi di figure, certo fa piacere. Speriamo che la qualità resti alta, e che non si cada nella spirale della semplice decorazione ruffiana e aproblematica, che oltretutto tradirebbe la vera natura della street art. Roma, che tende spesso ad assopirsi compiaciuta e immobile sulle sue glorie passate, avrebbe bisogno di qualche pugno nello stomaco, ogni tanto.
Resta un mistero, in questo tripudio di energie e vitalità, perché il bel progetto di William Kentridge per i muraglioni del Tevere abbia trovato così tanto ostruzionismo tra le file comunali. (Mario Finazzi)

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