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L’arte segreta del DNA. Claud Hesse ci racconta la sua mostra al Muse di Trento

di - 7 Ottobre 2018
“Genoma Umano. Quello che ci rende unici” è il titolo della mostra visitabile al MUSE di Trento fino al 6 gennaio 2019, che vede protagonista Claud Hesse. Una mostra che pone interrogativi sul mondo della genetica, in cui l’artista si inserisce cercando di dare risposta attraverso i suoi lavori complessi, frutto dell’incontro tra conoscenza scientifica e volontà estetica. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta, lasciando raccontare a lei il suo lavoro.
Partendo dal titolo dell’opera DNA EPIGEN, raccontaci come è nato il tuo lavoro per il MUSE di Trento.
‹‹DNA-EPIGEN nasce concettualmente grazie all’incontro con l’epigenetista Giuseppe Macino. L’opera è una macro scultura interattiva che ripropone la forma di un frammento della molecola del DNA in cui sono incastonati dei cubi significanti e che trae ispirazione proprio dalle scoperte d’avanguardia dell’epigenetica, quel ramo della genetica che studia come i fattori ambientali, comprese le nostre esperienze e perfino quelle dei nostri antenati, incidano sull’espressione genica del nostro DNA. È una scultura che misura 4 metri di lunghezza per un metro e mezzo di altezza, realizzata in materia siliconica e con software d’avanguardia, grazie alla preziosa collaborazione di un designer e due ingegneri elettronici››.
La mostra è in corso ormai da sette mesi, avrai avuto modo di farti un’idea su quella che è stata la ricezione della tua opera da parte del pubblico. Quale è il suo ruolo e come viene coinvolto nella fruizione dellì’opera?
‹‹Devo dire che la ricezione da parte del pubblico è stata sorprendente, forse anche perché DNA-EPIGEN è una scultura che non basta a se stessa, ma per attivarsi ha la necessità di interagire con l’osservatore. Il pubblico diviene, così, parte integrante dell’opera facendosi artefice del suo stato. Entrando nella stanza il fruitore troverà inizialmente DNA EPIGEN in uno stato di stand-by, con la doppia elica illuminata da una luce bianca soft mentre una luce bianca più intensa fluisce su di essa. A questo punto potrà avvicinarsi a un totem su cui vi è un maxi tablet in cui sono impresse sei parole chiave. Ognuna rappresenta un’esperienza epigenetica che noi possiamo provocare: luce, buio, carestia, abbondanza, violenza e pace. Una volta scelta la parola chiave, l’osservatore verrà inizialmente avvolto da un’esperienza multisensoriale, dopodiché nella scultura verrà svelato il contenuto del cubo epigenetico corrispondente››.
Potresti svelarci il contenuto di uno dei cubi epigenetici?
‹‹Il cubo della pace, ad esempio, contiene acqua in stato di quiete, una volta attivato vedrà l’accensione di una luce color indaco e l’emanazione di suoni binaurali Theta, la frequenza associata allo stato di profonda meditazione. Suono, che grazie alla cimatica, sarà reso visibile attraverso le geometrie che produrrà sulla superficie dell’acqua››.
Spesso si parla di te come “l’artista del DNA”. Da dove nasce questa definizione?
‹‹Questo appellativo mi fu dato per la prima volta dal primo gallerista con il quale ho iniziato a collaborare, Pio Monti. Un giorno mi guardò e con fare profetico mi disse: “Tu devi essere l’artista del DNA!” e così fu a quanto pare. Infatti, poco tempo dopo uscirono degli articoli nel cui titolo era riportata la frase “L’artista del DNA…” ma il giornalista che lo aveva scritto non avrebbe potuto sapere della frase di Pio››. (Serena Schioppa)

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