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L’arte si può sfogliare? Ne parliamo con Boîte Editions, a margine di TheArtChapter per BookCity Milano

di - 16 Novembre 2017
Chi ha detto che l’editoria è un settore agonizzante dovrebbe fare un salto a BookCity, l’iniziativa che, dal 17 al 19 novembre, trasformerà Milano in un grande libro da sfogliare. La manifestazione è arrivata alla sesta edizione ed è organizzata dal Comune di Milano e dall’Associazione BookCity Milano, che riunisce le fondazioni Corriere della Sera, Giangiacomo Feltrinelli, Arnoldo e Alberto Mondadori, Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, a cui si è affiancata l’AIE-Associazione Italiana Editori, in collaborazione con l’AIB-Associazione Italiana Biblioteche e l’ALI-Associazione Librai Italiani.
Densissimo il programma (che potete vedere qui), con incontri, talk, esposizioni, mostre ed eventi per i più piccoli, che diffonderanno i linguaggi delle scienze naturali, della fisica, della poesia, del teatro, della narrativa, dell’illustrazione e di ogni altro argomento mai transitato per lo spazio di una pagina, non solo cartacea, visto che si parlerà anche delle sfide del mondo digitale. E cosa succede quando la forma del libro incontra il linguaggio dell’arte? Gli effetti potrebbero essere imprevedibili ma ce ne parlano meglio Giulia Brivio e Federica Boragina, di Boîte Editions, associazione culturale alla quale è stata affidata la cura di TheArtChapter, primo capitolo dedicato a questo singolare dialogo, che aprirà venerdì, 17 novembre, alle 18, negli spazi di BASE Milano, con un talk su Il Libro come opera d’arte: tradizione e innovazione.
Il libro d’artista ha avuto una storia parallela a quella dell’arte e intrecciata a quella dell’editoria. Qual è lo stato attuale del settore? Quali esiti potremo vedere a TheArtChapter?
«Il libro d’artista ha assunto varie forme nella storia dell’arte: la sua storia inizia già nell’Ottocento ma è solamente negli anni ’60 e ’70 che è riconosciuto come forme d’arte autonoma, nella quale gli aspetti editoriali e grafici concorrono alla creazione di un’opera e non alla sua documentazione. Sicuramente è una forma d’arte, da alcuni chiamata Book Art, che vive e cresce a stretto contatto con il progresso dell’editoria, delle tecniche di stampa e delle sperimentazioni grafiche. Attualmente, in particolare in Italia, ma anche nel resto del mondo, la produzione di libri d’artista è in forte crescita. A questa offerta corrisponde, però, ancora una debole domanda, per cui è fondamentale sensibilizzare il pubblico verso questo meraviglioso mondo, concettualmente e artigianalmente sempre più curato. Fortunatamente nel panorama italiano ci sono stati studiosi illuminati che si sono impegnati a raccontare, attraverso indagini accurate, la storia dei libri d’artista, primo fra tutti Giorgio Maffei, dunque esiste un fertile terreno su cui operare e su cui far nascere fiere e festival dedicati all’editoria d’artista e nuovi luoghi dove porteli consultare, acquistare e presentare. TheArtChapter proporrà diverse tipologie di libri d’artista: da quelli più artigianali, rilegati a mano, stampati in poche copie, a quelli fotografici, così come quelli che uniscono letteratura e arti visive, con attenzione anche alle riviste, un settore molto interessante e sperimentale dell’editoria d’arte».
Come si fruisce un libro d’artista? Questioni di tiratura a parte che differenze ci sono – se esistono – tra opera d’arte e libro d’artista?
«Negli anni Sessanta, la ricchezza del libro d’artista stava nella sua economicità: con Twenty-six gasoline stations di Ed Ruscha, il libro d’artista diventa un’opera d’arte accessibile, venduta nei supermercati e in tirature elevate. Questo aspetto è ancora fondamentale nell’editoria d’artista, anche se l’offerta è molto diversificata ed esistono anche libri d’artista in copia unica. Come un libro classico, quello d’artista si può sfogliare, leggere, guardare, con la libertà con cui si fruisce un’opera d’arte, ma è necessaria la stessa preparazione che è richiesta dall’arte contemporanea, se si vuole approfondire la comprensione del lavoro. Ad esempio può capitare di aprire un libro pieno di pagine vuote, può capitare che la carta sia inaspettatamente ruvida, ma parlandone con l’artista o l’editore si potrebbe scoprire che quelle pagine simboleggiano l’attesa e il lento scorrere del tempo. Ogni aspetto del libro d’artista è una chiave per accedere a un altro mondo, a un’altra storia».
Boîte Editions si occupa di libri d’artista a tiratura limitata e progetti curatoriali in forma editoriale. Potete parlarcene?
«Boîte è un’associazione culturale nata nel 2009, con lo scopo di indagare l’arte contemporanea attraverso l’editoria. Inizialmente abbiamo dato vita a una rivista “in scatola” ispirata alle Boîtes di Marchel Duchamp e dal 2014 abbiamo iniziato a collaborare con gli artisti per creare libri in tirature molto limitate, con una forte componente artigianale e narrativa: ci piace lavorare con artisti che amano la scrittura come noi. La scelta, radicale 8 anni fa, della carta stampata è stata dettata dalla voglia di invitare (forse costringere) i lettori a prendersi cura delle nostre parole e di quelle degli artisti. La scatola richiede qualche istante per essere aperta, i fogli sono sciolti e quindi non è un tabloid da leggere in metropolitana o una pagina online da far scorrere sullo smartphone. Un altro aspetto, forse radicale, perseguito fin dal primo numero di Boîte, e tutt’ora centrale nei nostri progetti, è stato di prediligere gli artisti italiani, mostrando come ci siano esperienze artistiche di grande rilievo anche nel nostro Paese».

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