Dov’è finito lo spirito rivoluzionario delle masse? Che ne è del sogno ribelle e dell’utopia politica? La rivoluzione è in lista d’attesa, ormai. Non è scomparsa ma non è nemmeno viva… versa forse in uno stato di disilluso assopimento. Revolution is on hold: questa è la tesi – o il sospetto – che l’artista Adrian Paci ha scelto come bandiera e titolo per il suo progetto pensato per L’Isola dell’Arte di Milano, in cui si è riservato il ruolo di curatore. Decide così di invitare altri artisti a ragionare con le loro opere sulla spinosa questione: è possibile il pensiero di una rivoluzione oggi?
Sette sono i nomi chiamati a partecipare, nel tentativo di fornire dei validi imput per interrogarsi e innescare un dialogo a più voci. Tania Bruguera, innanzitutto, dal cui lavoro Paci ha mutuato l’efficace titolo; Johanna Billing, con il suo Project for a Revolution, in cui un’aula universitaria si congela in un’ambigua dimensione di attesa, immobilità, sospensione; Carey Young, che ripete in un posticcio slogan pubblicitario la sua decisa dichiarazione: I am a revolutionary; Emma Ciceri che racconta di una manifestazione antibellica precipitata in un sonno improvviso, come un incantesimo malato; Mircea Cantor e i suoi manifestanti, che al posto degli striscioni agitano surreali specchi; Dan Perjovschi con una serie di vignette ironiche e pungenti sulla situazione politica contemporanea; Armand Lulaj, che immagina una stella gigante avvolta tra le fiamme, in cima a una montagna. L’ennesimo simbolo che brucia, un altro ideale che si spegne sotto gli occhi di un pubblico attonito, già in cerca di nuovi feticci… (helga marsala)
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