I fiori all’occhiello – noblesse oblige – sono gli eventi promossi dall’associazione culturale Il Giardino dei Lauri, dietro la quale si nasconde la straordinaria collezione d’arte di Angela e Massimo Lauro, recentemente inaugurata in un grande capannone con giardino a Città della Pieve. Ma questi si inseriscono in un articolato progetto di rete a carattere regionale, che interessa alcune delle più significative realtà locali orientate al contemporaneo dei Comuni di Città della Pieve, Magione e Trevi.
Questo è
View. Rotte del Contemporaneo in Umbria, ciclo di eventi e manifestazioni che vede coinvolte – fino al 26 settembre – istituzioni pubbliche e private, edifici monumentali e prestigiose sedi museali. Come il Museo Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi, a Città della Pieve, che ospita – appena inaugurata, su iniziativa proprio del Giardino dei Lauri – la mostra
Fantomassoz (Tempioz de Neroz), del tedesco
Jonathan Meese. O il Centro d’Arte Contemporanea Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi, che partecipa con la mostra
Premiata Officina Trevana 2010, “
che rinnova il binomio tra sperimentazione artistica e talent-scouting e si conferma una ricognizione puntuale del panorama artistico nazionale”.
Non manca l’impegno nella valorizzazione degli artisti legati al territorio, come con la mostra personale
Human. All-too-human dedicata a
Giorgio Lupattelli presso la Torre dei Lambardi a Magione, mentre nella seconda tranche si torna nelle sedi di Trevi e Città della Pieve rispettivamente con le mostre
A.D.D. Attention Deficit Disorder – dal 17 luglio al 19 settembre, sulla giovane arte americana maturata negli anni ’80 – e con la presentazione – sempre by Il Giardino dei Lauri – di
You can run but you can’t hide, dal 18 luglio al 18 settembre, una nuova serie di sculture dell’americano
Aaron Young.
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www.ilgiardinodeilauri.itarticoli correlati
Jonathan Meese e Aaron Young, entra nel vivo in Umbria l’attività del Giardino dei Lauri
[exibart]
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Bellissima collezione quella della coppia Lauro e importante il loro contributo all'arte contemporanea.
collezione tirata su grazie a partnership decise a tavolino e galleristi non pagati