Le sperimentazioni di Luca De Angelis allo Spazio K di Urbino
Taglio del nastro oggi per “Messinescena”, la personale di Luca De Angelis nello Spazio K all’intero del Palazzo Ducale di Urbino. Spazio K, inaugurato a marzo 2017, è il progetto permanente che la Galleria Nazionale delle Marche dedica a giovani artisti emergenti marchigiani – o fortemente legati a quel territorio – che abbiano ricevuto premi nazionali e internazionali. La curatela della seconda edizione è stata affidata a Umberto Palestini, che ha scelto i titoli “Cambi di rotta” e “Ritorno”, omaggio a Zygmunt Bauman e al suo scritto “Retrotopia” (2017): temi volti a incoraggiare una relazione tra la produzione artistica contemporanea e il patrimonio storico-artistico di Palazzo Ducale e della Galleria Nazionale di Urbino, con capolavori assoluti di maestri come Piero della Francesca, Raffaello e Paolo Uccello.
In “Messinscena” Luca De Angelis espone una ventina di lavori inediti del 2018: dipinti, disegni e soprattutto gli esiti della sua più recente sperimentazione, che segna il suo primo approccio sia alla scultura sia alla ceramica: «Forse la scelta di confrontarmi per la prima volta con la ceramica – ci racconta l’artista – è dovuta ad una volontà di manifestare un approccio formale-amatoriale e per questo vicino, in un certo senso, ad un sentire primordiale. Gli spazi del Palazzo Ducale di Urbino, infatti, sono luoghi fortemente evocativi, che inevitabilmente pongono in dialogo con i grandi artisti del passato che il palazzo stesso ospita. L’atmosfera che avvolge l’intera architettura sembra volerci ricordare come l’artista rinascimentale fosse arbitro del proprio destino, ma in opposizione a questo sentimento ho cercato di strutturare un ciclo di lavori che ruotassero attorno a quella che potrei chiamare “una crisi epistemologica”. La stessa crisi che ha investito gli artisti manieristi rispetto ai loro predecessori e che Achille Bonito Oliva ha definito “traditori”; allo stesso modo per l’uomo contemporaneo la memoria è un modo per difendersi da un futuro incerto. Attraverso il genere del ritratto ho voluto analizzare la crisi vissuta dall’uomo contemporaneo nei confronti di una prospettiva che guarda al futuro e che cerca un rifugio sicuro nelle memorie di un tempo perduto. Ciò che emerge da questo ciclo di lavori credo sia il fallimento di questo atteggiamento: le figure rappresentate si muovono attorno alla ricerca di uno sviluppo narrativo o un elemento biografico incrementando così un sentimento grottesco. Credo che tutto il progetto si sviluppi attorno ad una lettura della “sopravvivenza” da parte dell’individuo, ad una tipologia di immaginario che si snoda attraverso ogni singola opera e trova riscontro in un sentire evocativo più che concettuale».
Lo spazio dedicato a progetto Spazio K occupa parte dei sotterranei del Palazzo Ducale di Urbino – la zona della Grande Cucina – e, negli anni, vuole proporre, una ricognizione trasversale che si estende dalla pittura al disegno, dalla scultura all’illustrazione, dalla fotografia alla video installazione fino alla performance, sempre con progetti site-specific. Lo scorso anno la prima edizione, dal titolo “La conquista dello spazio” e curata di Riccardo Bandini, ha ospitato le personali di Davide Mancini Zanchi, Alessandrini & Pignotti, Davide Monaldi, Marco Strappato, Elena Mazzi e Paola Angelini, mentre nell’edizione in corso si sono susseguite le mostre di Matteo Fato, Silvia Mariotti, Virginia Mori, mentre dopo la personale di De Angelis, a fine settembre saranno presentati i lavori di Simone Cametti e, a novembre, quelli di Fabrizio Cotognini. (Silvia Conta)
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