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L’eros digitale di Mataro da Vergato, in mostra allo Spazio Testoni di Bologna

di - 26 Gennaio 2018
Ha inaugurato il 26 gennaio, allo Spazio Testoni di Bologna, la mostra “Royal Eros”, personale di Mataro da Vergato a cura di Isabella Falbo. L’artista, che vive tra Bologna e Milano, presenta in Galleria venticinque opere realizzate con la tecnica della pittura digitale. Un procedimento che ha richiesto tempi di elaborazione molto lunghi – dal 2008 al 2018 – e il recupero di una meticolosa artigianalità, qui riattualizzata grazie alle possibilità offerte dalle moderne tecnologie. Mataro da Vergato (all’anagrafe Stefano Armati) ha collaborato con Enrico Baj, Nino Migliori, Luigi Ontani, Peter Weiermair, Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi.
Con Royal Eros prosegue idealmente il progetto precedente, Holy Eros, qui superando gli elementi devozionali di mitrie, rosari e bastoni pastorali, in favore di una più marcata aderenza al profano e alla laicità. Se con Holy Eros il simulacro era astorico e spirituale e poteva essere considerato metafora di un potere fuori da sé, con Royal Eros l’ago si sposta e l’immagine dell’oggetto feticcio, per dirla con Freud, rientra nel suo corpo storico. Esso rappresenta direttamente il potere dell’uomo che lo esercita attraverso gli oggetti. E tanto più prezioso l’oggetto di tanta più possanza si adorna il soggetto.
Ecco allora comparire «le ispirazioni [..] dai gioielli romani (Queen Pendenteros) e pompeiani (Queen Collieros) alla corona di Sant’Edoardo, il più importante tra i gioielli della corona inglese (King Crowneros red), fino ad arrivare alle parure ottocentesche (Gran Collieros Gattopardo, Pendenteros Gattopardo, Puntaleros Gattopardo), Art Nouveau e stile Decò (Braccialeros oro e acquamarine, Orecchineros oro e acquamarine, Collieros oro e acquamarine)», scrive Isabella Falbo in Royal Eros. Il corpo digitale dell’amore profano, con testi di Mataro da Vergato e Alberto Giulio Gioia. L’esposizione, segnalata da Art City-Arte Fiera, fa parte degli eventi di Art City White Night e sarà visibile fino al 29 marzo 2018. (Paola Pluchino)

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