Una biblioteca, gli archivi, un centro di educazione e nuovi uffici, spazi di stoccaggio e di supporto per l’istituzione: è il risultato, a livello di ambienti, dell’edificio dell’ “Accademia del Museo Ebraico” di Berlino, completato e aperto pochi giorni fa dallo stesso progettista della struttura espositiva, Daniel Libeskind, che ha definito il nuovo edificio di 25mila metri quadrati, che sorge proprio di fronte al museo, come un altro progetto che offre una nuova opportunità per illuminare la storia e la cultura ebraica, per comprenderne le tragedie e trionfi, e per celebrarne la resistenza creativa e l’erudizione, che hanno fatto del popolo ebraico un nucleo dall’eredità duratura. Inaugurato nel 2001, il museo di Libeskind è collegato alla nuova struttura grazie anche alle parole del filosofo Moses Maimonides riportate sulla facciata del palazzo, a cui si accede attraversando un ingresso a forma di cubo sezionato riportante tutti gli stilemi architettonici che si sono messi in scena sulla struttura del museo: “La verità parla e ricorda a coloro che ricercano i fatti che devono essere disposti ad accettare quello che troveranno”. Un monito tradotto in cinque lingue per accentuare la condizione dei cercatori della verità sull’Olocausto.
Sul cubo capeggiano due lucernari a formare le lettere ebraiche A e B, per sottolineare l’importanza della formazione e della conoscenza nella vita della comunità, mentre la struttura di legno di pino suggerisce anche l’immagine delle casse di trasporto che vengono utilizzati per il trasporto di preziosi, commercio fondamentale nella vita ebraica e riferimento anche alla storia dell’Arca di Noè. Un viaggio biblico, nella storia dell’architettura.