Così, Andrea Cortellessa riflette sulla finzione insita in questa scelta nella
democrazia contemporanea (ridotta a puro brand); Omar Calabrese illustra il
tema chiave del successo senza merito, collegato al malinteso spirito del
capitalismo; mentre Daniela Panosetti analizza i talk show nazionali, sotto la
lente insolita dello stile, mentre Gian Maria Annovi offre una sapida indagine
della condizione post mortem di Pasolini come intellettuale-zombie.
Intervengono anche Furio Colombo, Aldo Bonomi, Maurizio Ferraris.
La seconda parte è dedicata a un corposo dossier sui knowledge workers, sugli operai
della conoscenza – in particolare nei settori dell’economia e della moda – a
cura di Sergio Bologna. Così, tra inchieste circostanziate, comparazioni
puntuali e ricognizioni critiche, Cristina Morini, Gilda Policastro, Francesco
Raparelli e Franco Berardi Bifo ci guidano insieme ad altri nel meraviglioso
mondo – così familiare eppure così sconosciuto – del “precariato cognitivo”. Il
numero si chiude una gustosa chicca: un estratto di Comune, terzo volume della trilogia
di Michael Hardt e Antonio Negri (dopo Impero e Moltitudine).
Ancora dall’editoriale: “Il bivio Italia non è certo quello dei cabotaggi di
palazzo o elettorali, prossimi venturi. La nuova biforcazione da scavare sul
terreno delle cose è proprio questa; un reinnesto della cultura nella politica
(e dunque viceversa) è l’alternativa per cui ci muoviamo”.
Infine, secondo l’interessante progetto illustrativo inaugurato con Jannis
Kounellis nel primo numero, tutti i testi sono accompagnati dalla
“retrospettiva per immagini” dedicata a Fabio Mauri, con opere storiche e
recenti, un dialogo del 2006 con Gianfranco Pangrazio e un ricordo di Gillo
Dorfles. (christian caliandro)
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non mi sembra sia "già" morto gillo dorfles! è ancora presto per ricordarselo! :-)
...il ricordo cui si allude è quello di Fabio Mauri....