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L’Oriente e l’Occidente si incontrano nel deserto del Qatar. Con una nuova, monumentale, opera di Richard Serra

di - 24 Maggio 2014
Scandire il tempo e lo spazio nel deserto, dove si dilatano all’infinito. Ci è riuscito, con il suo inconfondibile stile, lo scultore americano Richard Serra. Oggi in Qatar è possibile ammirare la sua ultima fatica: quattro enormi monoliti in acciaio, che variano di altezza tra i 14,7 e i 16,7 metri, disposti in base all’inclinazione, che va dai 54 ai 48 metri. L’istallazione del maestro del minimalismo si intitola, significativamente, East-West/West-East e si trova nella Riserva Naturale di Brouq, a circa sessanta chilometri dalla capitale Doha, lungo un corridoio collinare su un altopiano di terreno di gesso.
L’opera è stata commissionata dalla Qatar Museums Authority, presieduta dalla sceicca Al Mayassa Bint Hamad Al Thani, sorella dell’attuale emiro, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, e universalmente riconosciuta come il più grande mecenate del mondo e tra i più preparati esperti di arte contemporanea.
In occasione della prima retrospettiva di Serra in medio oriente, che si svolge proprio a Doha fino al 6 luglio, la Qatar Museums Authority ha chiesto all’artista una sua opera affinché venisse inserita nel paesaggio del piccolo regno, a testimonianza di come natura e arte possono convivere insieme. Per Serra si è trattata della prima istallazione in un ambiente estremo come il deserto.
Come spiegato dallo stesso scultore originario di San Francisco, il titolo ha un doppio significato: uno materiale, poiché le lastre sono in posizione lungo l’asse orizzontale est/ovest, e uno simbolico, perché testimonia la sua presenza di artista occidentale nel mondo orientale.
Quella nel deserto non è la prima scultura di Richard Serra in Qatar: del 2011 è la Torre 7, attualmente la più alta opera d’arte nel Paese arabo e anche la più alta mai realizzata dallo stesso artista. Si tratta di sette piastre di acciaio, alte 24,6 metri ciascuna, disposte a pianta ettagonale e posizionate sul lungomare dove è affacciato il Museum of Islamic Art di Doha. Il numero scelto è sacro nella religione islamica, mentre la forma, ha raccontato lo scultore, è stata ispirata dai minareti delle moschee. (Simona Verrazzo)

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  • Mi piace la realizzazione concreta di qualcosa che rimanda per forma e contesto al monolite di 1999 Odissea nello spazio, ma purtroppo non mi pare che oggi il minimal abbia ancora qualcosa da dirci

  • Anch'io ho pensato al monolite di 'Odissea nello spazio' e la foto presentata lo rende suggestivo. Se pur la citazione rimane innegabile, la realizzazione di questi quattro monoliti in corten, giocati con l'orizzonte del deserto, come dice Serra, la rende un'opera autonoma. E in ogni caso significativa.

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