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Mata, a Modena: ovvero come un vecchio spazio diventa luogo per l’arte. Iniziando grazie ai collezionisti, e con le polemiche

di - 27 Luglio 2015
MAnifattura TAbacchi, da qui l’acronimo MATA, che porterà a Modena (almeno sulla carta) un’altra ventata di contemporaneo e cultura, dopo le problematiche legate alle dimissioni dell’ex direttore di Galleria Civica Marco Pierini, e il conseguente vuoto.
Per settembre, infatti, a due passi dalla stazione e in quel luogo che fino al 2002 è stato un “tabacchificio”, nato negli anni ’20 in quello che era stato, dal 1513, prima monastero, poi ospedale e magazzino, qui arriverà un nuovo spazio culturale e centro per le arti, con una gestione affidata all’Assessorato alla Cultura, dopo i restauri che hanno interessato l’ex Manifattura negli ultimi quattro anni.
“Il manichino della storia: l’arte dopo le costruzioni della critica e della cultura” è la prima mostra in calendario, curata da Richard Milazzo sarà realizzata attraverso una serie di collezionisti del territorio, che presteranno opere, tra cui il gallerista Emilio Mazzoli e lo chef Massimo Bottura.
Fin qui sembra tutto bene, ma in realtà da Modena, dove il Comune avrebbe preso in gestione una parte del Mata per i prossimi tre anni, per mostre temporanee appunto, le polemiche sono state forti: pare che la mostra costerà 700mila euro, più altri 300 stanziati dalla Regione: una cifra “astronomica” per i cittadini che vedono lo spazio ancora vuoto, nonostante una ristrutturazione faraonica, ma soprattutto dove si sa che il palazzo è di proprietà di un gruppo di cooperative che contribuirono a pagare la campagna elettorale del sindaco Muzzarelli, che pare voglia trasferire una parte di Comune proprio qui. Insomma, non ci sarebbe proprio profumo di pulito, e quel che poco che è alla luce del sole, per ora, è la data inaugurale: 12 settembre. Con il colossale rischio di fare un buco nell’acqua non indifferente, almeno stando alla cronaca locale.

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