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“May you live in interesting times”: Ralph Rugoff presenta la sua 58ma Biennale di Venezia

di - 16 Luglio 2018
La vera notizia di questa 58esima biennale è che sarà una biennale che cercherà autonomia dalla dittatura del mercato finanziario. Lo ha dichiarato fra le righe e senza troppa enfasi il presidente Paolo Baratta, presentando il curatore e il titolo della 58.esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Il curatore è Ralph Rugoff, già direttore artistico della XIII Biennale di Lione, intitolata “Le Vie Moderne”.
Il suo interesse prevalente è sempre stato l’arte pubblica, come testimoniato dalla direzione dal 2006 della Hayward Gallery di Londra, galleria aperta nel 1968 nel momento dell’apertura dei linguaggi dell’arte ai movimenti sociali e politici. Per Paolo Baratta avere chiamato Rugoff – che ha fatto un racconto minimale dell’inizio di questa avventura, poco più che un indeclinabile invito a pranzo a Roma, ma anche una lunga conversazione su arte e filosofia – dicevamo il nome Rugoff per Baratta significa ristabilire una continuità con il momento aurorale della nuova Biennale.
Baratta ha ricordato la sua relazione con Szeemann e il suo dAPERTutto, che fu il titolo della prima Biennale che lo vide curatore artistico, anticipata nel 1980 da APERTO. In APERTO, nel contesto di una Biennale ancora impostata su criteri di catalogazione legate ai supporti, ai movimenti artistici, alle categorie di una museografia indifferenziata tanto per l’archeologia che per l’etnografia, Szeemann metteva in discussione questa visione, mirando al contesto, alla scoperta di nuovi territori dell’arte e modi fino ad allora inesplorati della fruizione artistica.

Ralf Rugoff ha annunciato il titolo, “May You Live in Interesting Times” con la forza di un vero e proprio manifesto curatoriale, in cui risuona il senso costitutivo dell’espressione artistica, che è la capacità di creare relazioni dove ogni altra forma di linguaggio e di espressione umana divide, polarizza e separa. Una dichiarazione di fede in un modo di fare arte e curatela fondata sull’arte della conversazione, dove è più importante distinguere le sfumature che trovare punti di rottura e di collisione. Ha chiosato Baratta, rispondendo alle domande se questa non fosse una biennale soprattutto politica, che il vero atto politico in tempi come questi è proprio sapere fare un passo indietro rispetto al piano corrente del dibattito. “May You Live in interesting Times” era un motto che circolava nella diplomazia britannica in estremo oriente tra otto e novecento, era attribuita a un detto popolare cinese e costituiva una maledizione, perché i tempi veramente fortunati erano considerati quelli veramente noiosi. Non era mai stato pronunciato da nessun mago cinese, ma divenne una citazione frequente anche per Robert Kennedy, fino ad assumere il significato inverso, sono i tempi difficili quelli della creatività.

Rugoff ha definito impegnativo, ma anche il cuore del suo lavoro, il rapporto con lo spazio espositivo, con la forma fisica della città di Venezia, con le corderie come spazio simbolico in grado di riconnettere l’esperienza individuale al respiro più ampio dei cambiamenti globali, in cui non c’è più possibilità di ignorare cosa succede in luoghi anche molto remoti. Il fallimento di una banca in Minnesota, ha detto, può generare una crisi mondiale del credito; una dispersione di inquinanti in Cina diventa entro una settimana una catastrofe ambientale sulle coste della california. Questo ci obbliga a una relazione diversa, a diffidare e sospettare di qualsiasi atto informativo e manipolativo. A ingaggiare nuove forme di dialogo, e l’arte è esattamente lo spazio dove questo accade. L’arte non è una forma di politica, non è una forma di conoscenza, ed è insieme tutte queste cose perché ha bisogno di contraddizioni per sopravvivere. Non ultimo, questo ha significato anche lavorare direttamente con gli artisti, senza infinite commissioni di ricerca e selezione, lunghe lunghissime chiacchierate, e viaggi.

Dunque, sarà una Biennale del viaggio, del dialogo, della scoperta. Evviva e che possiate vivere tempi difficili nella confusione veneziana degli oltre seicentomila visitatori. Che significa la vera autonomia dai finanziamenti. (Irene Guida)

Sopra: Ralph Rugoff e Paolo Baratta, foto di Andrea Avezzu, Courtesy La Biennale di Venezia

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