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Milano Art Week/Nelle stanze del Principe di Palazzo Reale la fantasia fatta di Alcantara. Ce la raccontano i curatori Davide Quadrio e Massimo Torrigiani

di - 27 Marzo 2017
Per il terzo appuntamento Alcantara torna ad essere protagonista delle stanze del Principe di Palazzo Reale di Milano, e a porsi come materiale dell’arte. Inizia così questo lunedì mattina della prima Art Week ufficiale del capoluogo lombardo, in attesa dell’apertura di miart.
In scena, qui, sei artisti che hanno interpretato il celebre “tessuto” avvicinando la “Grammatica della Fantasia” di Gianni Rodari, in cui è contenuta la novella che dà il titolo al progetto: Codice di Avviamento Fantastico.
A fare da apripista, con tre sale, una vecchia gloria alla quale viene reso anche un omaggio molto speciale: Nanda Vigo.
«È stata lei l’innesco che ci ha fatto partire per questi “nuovi mondi”, dove è d’obbligo dare la maggior libertà espressiva agli artisti», ci spiegano Massimo Torrigiani e Davide Quadrio, curatori della mostra, che sulla scia dell’astronave di Vigo e della sua natura “in sala” (ci sono anche le palme, ovviamente, nella foto sopra) hanno coinvolto anche Aki Kondo, Michael Lin, i Soundwalk Collective (nella foto di home page) con una bellissima installazione luminosa e sonora (e misteriosa, cercate da voi dove è contenuta Alcantara), Georgina Starr e Lorenzo Vitturi.
«Il progetto con Alcantara è un percorso articolato che si è creato mischiando committenza, artisti, istituzioni pubbliche e curatori, dove ogni lavoro è progettato specificatamente, così come la scelta dei contenuti di ogni edizione», ricordano i curatori che hanno, anche in questo caso, raccolto personaggi con i quali non sono hanno condiviso storie, pensieri e mostre, ma che non hanno avuto problemi a lavorare con un prodotto industriale, della categoria del B2B ovvero Business-to-business.
«A volte non è facile comprendere che un materiale con caratteristiche specifiche, seppure “seriale” non ha meno valore di ceramica o vetro soffiato: il tutto sta all’uso che se ne fa».
E allora via, immergetevi in queste stanze a metà tra l’onirico, il fantascientifico, il postnaturale, dai toni accesissimi e dalla morbidezza incredibile. Già, perché una delle condizioni imprescindibili è che tutta la mostra si può toccare.
«Tutti i lavori che vengono prodotti restano nella base di Alcantara, ma agli artisti restano i diritti del progetto e la possibilità di replicarne le forme, in un rapporto trasversale tra committenza e produzione, in una nuova modalità di collaborazione dove il materiale, come accade nell’arte, sparisce nell’opera», chiudono Torrigiani e Quadrio. A voi l’invito di poter “sognare” a Palazzo.

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