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Milano Design Week/2. Attraversando Brera, sulle tracce di Piero Manzoni. La mostra-itinerario di Dotti

di - 17 Aprile 2018
Nel vivace, effervescente e fantasioso quartiere artistico milanese di Brera durante Art Week, domenica 15 aprile, dalle 18 alle 20, si è svolto un singolare itinerario espositivo dal titolo “Mea culpa”, ideato da Jacqueline Ceresoli, storica e critica d’arte, e da Dotti, fotografo-artista o meglio artista-fotografo sempre alla ricerca di cogliere e raccontare, per rendere omaggio a Piero Manzoni (Soncino/CR 13 luglio 1933 – Milano, 6 febbraio 1963). Manzoni, artista di fama internazionale, ha tradotto in manifestazioni a suo tempo dirompenti, le sue interessanti riflessioni sul ruolo odierno dell’artista il quale, spossessato del suo oggetto – che non ha più nulla da comunicare se non se stesso – e del suo stato eroico di faber, diviene egli stesso opera d’arte con tutto ciò che attiene a lui. Di qui la Merda d’artista che acquista il valore dell’oro, il Fiato d’artista (palloncini gonfiati del suo fiato vitale) e la trasformazione in opera d’arte di chiunque entri in contatto con Manzoni partecipando della sua natura prodigiosa attraverso un suo riconoscimento.
Se Piero Manzoni con la sua icastica critica al consumismo e alla produzione di massa si è dimostrato degno erede del suo avo letterato – la cui opera fondamentale I promessi sposi continua da generazioni a essere croce e delizia per gli studenti – altrettanto degno figlio d’arte è Dotti, fotografo di successo con inclinazione all’arte come emerge dalle fotografie di moda e dai ritratti di celebrità realizzati dagli anni ottanta per riviste internazionali.
Dal 2010, Dotti obbedisce sempre di più al suo diktat interiore di trasgredire ai canoni tradizionali della rappresentazione fotografica combinando tecniche, codici visivi e linguaggi allo scopo di comunicare attraverso la foto-pittura – e va sempre più verso la seconda – una propria poetica che, pur rivelandosi manifestamente Pop, denota uno spessore umano e professionale e una conoscenza non solo testuale della storia dell’arte occidentale. Le sue opere esposte – 14 create ex novo e inedite – partono dall’icona manzoniana della lattina e finiscono con l’essere reali senza la necessità di dovere riconoscere quanto siano tributarie alla foto grafia o alla pittura e come esistenti raccontano e parlano. Come non riconoscere nel San Sebastiano non più trafitto da frecce ma crivellato da pallottole, l’uomo contemporaneo che, in qualsiasi parte del globo, rischia senza un perché di divenire un nuovo martire di un’insensata forma di violenza fine a se stessa? O ancora, tra le 14 lattine cilindriche in alluminio, oggetti di uso comune se non emblematici della società dei consumi, la mitica lattina Cirio nata dalla geniale inventiva di Francesco Cirio (Nizza Monferrato 1836 – Roma 1900), un piemontese di origini modeste che, importando in Italia il metodo di appertizzazione (da Nicolas Appert, inventore nel 1795 del processo di conservazione), fa nascere, nel 1875, l’industria conserviera in Italia con i primi piselli in scatola comparsi a Torino nel celeberrimo mercato di Porta Palazzo, per poi estendere la sua attività al sud e raggiungere con i suoi prodotti il mondo intero.
Un percorso-omaggio a Piero Manzoni, una linea che partendo da quello che era il suo atelier – ora studio Zecchillo (via Fiori Chiari 16) – si dispiega nella graduale scoperta di Dotti, artista singolare che continua a sbocciare nel tempo quale pianta prolifica di estro raffinato, con una sosta in via Fiori Oscuri 3 presso Stefano Civati (art consulting) e un’altra nello storico, arioso e caldo atelier Crespi del 1880 (via Brera 28/A), culla di numerosi artisti di ieri e di oggi, dove risaltano molti suoi lavori, si conclude con un salto nel lontano Oriente grazie all’elegante e discreto ristorante Tokyo Grill (via Fiori Oscuri 3) in cui arte e ristorazione esotica interagiscono ricreando spirito e corpo.
E per non dimenticare l’artista piacevolmente colpevole e reo confesso tramite un sano mea culpa, ciascuno dei presenti sceglie una piccola lattina con stampata l’opera preferita tra quelle di Dotti. (Wanda Castelnuovo)

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