Piazza del Duomo, mattina del 5 febbraio 2009. Tra i colletti bianchi che si muovono rapidi chattando sul palmare, le glam-girls e le fashion victims a caccia di shopping griffato, gli studenti svaccati sui gradini che fumano sgranocchiando junk food, s’ode a destra uno squillo di tromba. Anzi, un rombo di tuono. Anzi no, il motore di una macchina da corsa. Assordante, e che fa sussultare come un pugno nello stomaco. Arriva da Palazzo Reale e dalla Galleria, ed è la colonna sonora della maxi-mostra
Futurismo 1909-2009. Velocità+Arte+Azione curata da Giovanni Lista e Ada Masoero. Sono i rumori, oggi ripetuti, del cambiamento della città che, cent’anni fa, si apriva al progresso, alle macchine, alla velocità, alle “locomotive dall’ampio petto”, al “volo scivolante degli areoplani”. Rumori che evidentemente non sono piaciuti ai milanesi, che durante la performance
Rissa in galleria a latere della mostra – che voleva rievocare il celebre capolavoro di
Umberto Boccioni -, si sono lamentati del troppo rumore. Galleria Vittorio Emanuele non è rinomata per il suo silenzio. Ogni giorno migliaia di persone passano vociando, guardando le vetrine e conversando: è più di una via di collegamento tra piazza Scala e piazza Duomo, è il salotto della città. E infatti nell’Ottagono spesso si organizzano serate musicali, dibattiti e convegni. Ma tant’è, ai passanti i suoni futuristi hanno dato fastidio e i vigili, taccuino alla mano, sono scesi in campo per controllare i decibel chiedendo i documenti non solo alla coreografa e regista dello spettacolo teatrale, Ariella Vidach, ma persino ad un allibito Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura di Milano. “
Un pezzo di Comune – ha dichiarato incredulo –
che chiede a noi le autorizzazioni… siamo alla follia. Questa è una città che va avanti a multe invece di pensare alla bellezza e alla cultura. Finché ci sarà una burocrazia così cieca e nemica dell’arte sarà difficile cambiare questo Paese“. La Milano del 2009, insomma, guarda al Futurismo ma torna alle pruderie del passato. Con una differenza: non ci sono più i ghisa di una volta. (
elena percivaldi)
[exibart]
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Quando l'aridità mentale di un vanesio arrogante monta sullo scanno (dell'assessorato, per capire), o fa puzza o fa danno.
Finazzer come Marinetti. Già.
A voler dire di me: maschio, quarantenne, pelato, come Richard Gere. Già.
I cloni peraltro non sono le copie, si sa.
I cloni nascono dallo stesso tessuto.
Le copie sono riproduzioni nel tempo di un qualcosa che ha avuto origine e originalità in passato.
Riproporre il futurismo è deplorevole di far suo oggi.
Riproporlo poi nell'Ottagono di Milano, quando il Futurismo era immagine delle periferie, è merchandising.
La chicca, la sua frase dal tenore "lei non sa chi sono io" rivolto alle vigilesse, è più ridicola della comicità stessa.
Finazzer. Ma va a laurà!
Angelo Errico
Questo è Inaccettabile
Tante volte in questi anni ho letto stronzate nei commenti alle recensioni, ma questa è inammissibile. Il commentatore che mi ha preceduto delira, scagliandosi contro un Finazzer che all'inizio mi lasciava scettico ma che ora mi sta convincendo sempre di piu. In primo luogo l'evento disturbativo poteva essere un interessante richiamo alla mostra e se ce la si prende tra istituzioni figuriamoci cosa puo succedere se una performance la fa un privato cittadino. poi, ma ti sembra che la galleria vittorio emanuele nel 1912 fosse una periferia??? ma la storia l'hai studiata su topolino??? infine finazzer non ha detto cio che lei riporta , la sua caro commentatore è una sintesi sbagliata e faziosa, Finazzer a parer mio si è semplicemente posto a difensore dell'arte dicendo una cosa che a milano è piu che vera qui si fanno solo multe e mai cultura. e si vede benissimo dalla sua risposta! 'GNURANT