A dieci giorni dall’opening, non si può certo dire che la mostra che il Pac dedica al fenomeno Street Art stia passando sotto silenzio. Al contrario, pare aver suscitato interesse come da tempo non accadeva a Milano, per una mostra d’arte contemporanea. Alcune cifre parlano da sole: centosessanta giornalisti accreditati alla conferenza stampa tenutasi il giorno dell’inaugurazione, una media di mille ingressi nei primi giorni, con record di 3.000 ingressi giornalieri nel primo weekend, e con code all’ingresso fino alla strada. Il muro d’ingresso al Pac si è presto riempito di tag, forse effetto di visitatori colpiti da irrefrenabile effetto emulazione. Non è mancato chi ha confermato la sua contrarietà alle espressioni dell’arte urbana, ed anzi in proposito è partita una petizione online. Un cenno di plauso è invece giunto da una categoria che difficilmente viene interpellata in casi del genere: gli addetti alla sorveglianza del Pac, che si sono felicitati del fatto che questa mostra abbia riportato “belle donne” (per usare un eufemismo, loro hanno utilizzato un’altra espressione) all’interno dell’istituzione…
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