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Musei e istituti italiani sempre poco sul pezzo. Lo spiega il saggio “Turismi e turisti”, che racconta il difficile rapporto con la rete

di - 23 Febbraio 2016
Tra qualche settimana, su twitter, tornerà la #MuseumWeek, ma anche se le partecipazioni italiane non mancano c’è ancora un piccolo problemino. Che forse tanto piccolo non è, visto che si parla dell’utilizzo della rete come mezzo di promozione, e dati i numeri pare che molte delle istituzioni statali italiane non abbiano la benché minima dimestichezza.
Il punto stavolta lo fa il saggio firmato Paola Avallone, dirigente di ricerca presso l’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo (Issm-Cnr), che con Donatella Strangio, professore associato di storia economica presso la Sapienza Università di Roma, è autrice dell’e-book “Turismi e turisti. Politica, innovazione, economia in Italia in età contemporanea”, edito da Franco Angeli, raccontato anche dal portale 9colonne.
Anche stavolta, insomma, i numeri raccontano meglio di qualunque “sentiment”, la situazione: sono quasi 4mila e 500 i musei e gli istituti statali in Italia, e volete sapere quanti pubblicano il proprio “calendario”? Solo il 42 per cento. E non parliamo di newsletter, perché si scende di altri 20 punti, mentre nella vita reale in quante strutture avrete la possibilità di imbattervi nel famigerato wifi che rende appetibile un museo? Il 9 per cento, mentre appena 262 musei su oltre 3mila censiti garantiscono prenotazione e acquisto biglietti in rete.
L’effetto – come spiega il volume – è una implementazione dei servizi web a macchia di leopardo, dove se il Friuli vince sotto il profilo dell’efficienza virtuale, la Basilicata (nelle foto Matera, Capitale Europea dalla Cultura 2019) è all’ultimo posto. Sarà che la maggior parte dei tesori italiani non valorizzati sono (per il 72 per cento) in comuni con meno di 5mila abitanti, mettendo in mostra “Un capitale di rilevante valore economico, in gran parte inutilizzato o sottoutilizzato”, come si legge nella ricerca. “Eppure, questi centri culturali minori hanno fatto registrare nel 2010 aumenti di turisti nell’ordine del più 7 per cento su base annua, affermandosi come luoghi dove si studia e si vive più facilmente rispetto alle grandi città, con ritmi collegati alla qualità della vita”, scrive il ricercatore Antonio Bertini. Che sia questione di equilibrio? Come uscire dal nero dello schermo e trasformare la rete in un piccolo (ma nemmeno tanto) volano per quel museo diffuso che è l’Italia, e che ogni tanto ritorna in piazza in discorsi politici e non?

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