Categorie: Beni culturali

Il mondo dei musei si riunirà a Oslo a settembre, per la triennale di ICOM

di - 16 Maggio 2026

Dal 14 al 18 settembre 2026, Oslo ospiterà la 21ma conferenza triennale di ICOM-CC, uno degli appuntamenti internazionali più rilevanti dedicati alla conservazione del patrimonio culturale. Il tema scelto per questa edizione, Cultural Connections in Conservation, propone una riflessione sul ruolo della conservazione in relazione al patrimonio culturale oggi, nell’ottica di un contesto segnato da trasformazioni sociali e ridefinizioni identitarie che investono direttamente il mondo museale. L’evento riunirà restauratori, conservatori, curatori, scienziati e professionisti museali provenienti da tutto il mondo, con programma che consta di 160 paper, 122 poster, lecture, tavole rotonde e visite tecniche diffuse sul territorio norvegese.

Accanto alla dimensione accademica, la conferenza si presenta anche come occasione per osservare da vicino quella che il curatore e storico dell’arte svizzero Hans Ulrich Obrist ha definito il “Norwegian Miracle”, la radicale trasformazione culturale vissuta da Oslo negli ultimi anni grazie agli investimenti nel settore museale e della conservazione. Tra i simboli di questa riconfigurazione figurano il nuovo Munch Museum, inaugurato nel 2021, il National Museum aperto dal 2022 e il futuro Museum of the Viking Age, la cui inaugurazione è prevista per il 2027. Architetture che vengono concepite come contenitori espositivi, ma soprattutto come ambiti di produzione di conoscenza e ricerca interdisciplinare: il luogo da cui partire per parlare di ridefinizione del rapporto tra patrimonio e pubblico, di conservazione culturale.

Oslo, Norvegia

Il nodo centrale della triennale resta però il concetto di connessione culturale applicato alla conservazione. Conservare significa inevitabilmente selezionare, interpretare. E ogni scelta di tutela produce una narrazione culturale. ICOM punta a sottolineare come tutela del patrimonio non riguardi soltanto la salvaguardia materiale degli oggetti, ma anche la possibilità di mantenere vive le relazioni culturali che quei manufatti incorporano. Da qui l’attenzione verso le comunità indigene, le pratiche collaborative, l’ambiente, il contesto, e la necessità di rendere accessibile il sapere conservativo anche al di fuori degli ambiti specialistici. La conservazione viene descritta come un campo capace di agire tra passato e futuro, ma anche come uno spazio politico, attraversato da questioni di rappresentazione e inclusione.

In che modo la conservazione può stabilire nuove connessioni professionali (e rinnovare quelle esistenti) per affrontare le sfide globali? In che modo la conservazione può gestire le connessioni temporali tra la comprensione e l’uso del passato, del presente e del futuro della cultura materiale? In che modo la conservazione ambientale può contribuire a promuovere la diversità e la comunicazione interculturale? In che modo la conservazione può contribuire a colmare i divari culturali tra le generazioni? Queste sono le domande che cercano una risposta a Oslo.

Oslo, Norvegia

In questo senso, il tema scelto da ICOM-CC sembra intercettare un dibattito ormai centrale nel sistema internazionale dell’arte e del patrimonio: chi decide cosa deve essere conservato, per chi e secondo quali criteri? La crescente attenzione verso forme di conservazione partecipativa e verso il coinvolgimento diretto delle comunità suggerisce un progressivo spostamento dalla conservazione intesa come pratica esclusivamente tecnica a una concezione più ampia, nella quale entrano in gioco mediazione culturale e responsabilità sociale. La stessa trasformazione di Oslo sembra muoversi inscriversi all’interno di questa prospettiva, con i grandi musei inaugurati negli ultimi anni e con il tentativo di ridefinire il ruolo pubblico delle istituzioni culturali nordiche in un contesto globale competitivo.

Accanto alle sessioni scientifiche, il programma prevede tour tecnici, visite guidate e percorsi estesi in diverse città norvegesi – da Alta a Kristiansand – per osservare da vicino le trasformazioni del sistema museale del Paese.

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