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Musei gratis e cittadini avari. Una storia generale, partendo dai salvadanai dei Civici di Reggio Emilia

di - 20 Febbraio 2017
«Rivendichiamo con orgoglio il diritto dei cittadini ad entrare liberamente nei musei, dal momento che gli oggetti che vi sono depositati costituiscono il patrimonio della città accumulato attraverso le donazioni avvenute nel corso dei secoli: è una ricchezza che appartiene a tutti». A parlare così Elisabetta Farioli, direttrice dei Musei Civici di Reggio Emilia, che nel prossimo triennio vedranno un investimento del Comune di circa mezzo milione di euro, per il restauro del palazzo dei Musei, ma che invece non vedono un soldo dai cittadini in visita.
Sulle pagine locali della Gazzetta, infatti, viene raccontata una curiosa storia che la dice lunga sulla nostra percezione rispetto all’importanza della tutela, della gestione, delle aperture degli spazi.
Già, perché i Civici di Reggio Emilia sono gratuiti, e nei box delle offerte libere – nell’arco di un anno – sono finiti nemmeno 2mila e 400 euro. Nel salvadanaio di Palazzo dei Musei si sono contati 1264,14 euro, in quello della Galleria Parmeggiani 817,37 euro, e al Museo del Tricolore 303,62 euro.
Una media di 6 euro al giorno, anche se le viste sono state oltre 66mila nell’arco del 2016.
Pensate, insomma, se si fosse fatto pagare un biglietto del valore di un euro! «Se imponessimo il biglietto a pagamento registreremmo un calo fortissimo degli ingressi. Per rendersene conto basta osservare la tipologia dei visitatori. Sono in gran parte reggiani, fra cui molti genitori o nonni che accompagnano i bambini», ricorda la direttrice.
Peccato: questa è l’altra faccia della moneta della gratuità. Entro, guardo, e non ti dò nulla in cambio. Perché? Perché si dà per scontato che le “case” che ospitano l’arte siano un po’ eterne, come quello che conservano, che siano “dovute” alla città, e che non abbiano bisogno di particolari cure. Tuttal’più serve una spolveratina ogni tanto, e qualcuno che apra la porta. Ma tanto sono volontari, no?

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