Il 25 maggio non è stata una data casuale: l’ensemble Dissonanzen ha festeggiato 25 anni di attività calcando la suggestiva scena della Domus Ars, a Napoli. Tale ricorrenza è stata l’occasione per invitare nuovamente Markus Stockhausen, che aveva già dato luogo a un concerto indimenticabile e cristallizzato poi in Musica Porosa, il disco edito dall’etichetta Niccolò nel 2004 e arricchito dalle immagini di Antonio Biasiucci.
La reunion tra Dissonanzen e Stockhausen jr, figlio del grande Karlheinz, ha avuto inizio dal pomeriggio, in un incontro durante il quale il presidente dell’Associazione Dissonanzen, Tommaso Rossi, ha avuto modo di spiegare cosa si intendesse per Musica Porosa: «l’approccio musicale a questo tema non può che essere astratto, simbolico. Ma sono convinto che riflettere sul concetto di pieno e di vuoto, di dentro e di fuori aiuta a pensare anche in termini musicali». La tematica è stata sviluppata grazie alla proposta iniziale di Markus Stockhausen, mosso dalla volontà di lavorare, con Dissonanzen, al concetto di porosità che Walter Benjamin riporta negli scritti a proposito dei suoi soggiorni a Napoli. Nel tempo intercorso tra il primo incontro con Stockhausen e quest’ultimo, l’ensemble ha continuato la fortunata carriera, come testimoniano i 200 eventi organizzati, tra rassegne di cinema sonorizzato, festival e pubblicazioni varie.
In occasione del 25esimo compleanno di Dissonanzen, i musicisti coinvolti, oltre a Markus Stockhausen (tromba), sono stati Tommaso Rossi (flauti), Claudio Lugo (sax), Marco Cappelli (chitarra), Francesco D’Errico (pianoforte), Ciro Longobardi (tastiere e elettronica), Ron Grieco (contrabasso), Stefano Costanzo (batteria). L’evento ha visto anche la partecipazione della direttrice del Goethe Institut di Napoli, Maria Carmen Morese, la quale si è dichiarata ancora una volta sostenitrice dell’idea divulgatrice di linguaggi musicali contemporanei di Dissonanzen.
La performance ha soddisfatto pienamente l’aspettativa di ascoltare l’ensemble Dissonanzen insieme a Stockhausen. Non capita tutti i giorni di avere la possibilità di ascoltare e vedere dal vivo musicisti realmente coinvolti in improvvisazioni che scaturiscono da un lungo lavoro di ricerca. L’intervento di ognuno degli strumentisti è stato misurato, è stata data la possibilità di un ascolto immersivo e, grazie a una grande dinamicità, mai noioso. Si è trattato di un concerto speciale nell’esecuzione perché ricco di eventi non così frequenti. L’intervento di Stockhausen ha inoltre reso fortemente evidente un altro dato che spesso si tende a dimenticare, in un’epoca in cui va di moda l’iper-catalogazione, ovvero, che la musica contemporanea è tale grazie a numerosissime influenze, anche quella del jazz.
Come nelle migliori occasioni, il compleanno di Dissonanzen è stato da ricordare non solo per il concerto, sicuramente fuori dal comune, ma soprattutto per i memorandum e gli spunti di riflessione. (Ambra Benvenuto)