Cinquant’anni di buio, e ora la luce. Si riaccendono i riflettori sulla Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, che il 7 giugno riapre i battenti dopo i lavori di ristrutturazione dei vecchi spazi espositivi. Il criterio di allestimento, adottato di concerto con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, è improntato ad un accorpamento su base cronologica e tecnica. Preti Ribera, e Francois de Nomé le star della sezione dedicata ai dipinti antichi; scontata, tra le tele dell’Ottocento, la familiare presenza di Mancini, Morelli e Cammarano, mentre nella rassegna del Novecento spiccano Viti, Ciardo, Brancaccio, Notte e Giarrizzo. Alfiere della collezione di sculture è Vincenzo Gemito, mentre i disegni abbracciano un arco di tempo più vasto, da Pitloo a Gigante, da Michetti a Casciaro passando per il solito Morelli. A completare il percorso, la Sala Palizzi.
La novità è rappresentata dalla nuova sezione di arte contemporanea che, grazie anche alle donazioni Lippi e Waschimps, e alla panoramica su movimenti storici come il Gruppo Sud, l Mac e il Gruppo ‘58, va ad infoltire ed ampliare la proposta dell’istituto, che in tal modo firma un rinnovato ”contratto” con la città, dichiarando l’ambizione a recuperare un ruolo determinante
non solo nel sistema formativo, ma anche in quello più schiettamente divulgativo
e museale. Insomma… un Pan-palazzo dell’arte (pardon, delle arti) già aperto, una Madre Regina in dirittura d’arrivo e ora una “vecchia signora” ringiovanita: chi offre di più? (a. p.)
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Ne sono molto felice.