Sottintesi a parte,
No One Is Innocent ha un suo particolare sex-appeal essendo il titolo del quinto single dei britannici
Sex Pistols uscito esattamente un trentennio fa, nell’estate del ‘78. Anche se, neanche a dirlo, resta
Anarchy in the U.K., lanciato due anni prima, il pezzo simbolo del gruppo e forse di tutto il movimento punk rock. La predilezione della Kunsthalle di Vienna, e del suo direttore Gerald Matt – membro, tra l’altro, della giuria premi alla 15ª Quadriennale di Roma -, a produrre una mappatura storica di movimenti pop-culturali e generazionali della seconda metà del Novecento, prosegue con una mostra di notevole spessore. Dopo
Summer of Love, una mostra sull’era psichedelica, o
Superstars, sul divismo tra arte e show business, ora è la volta di un flashback sul punk, il movimento insolente e immorale di una generazione ribelle. Il taglio è quello di una indagine a carattere antropologico che tende a ricostruirne atmosfere, fisionomie, stili di vita, ma – importantissimo – evitando il più possibile i luoghi comuni. E appunto, con un titolo che è come benzina sul fuoco,
Punk-No One Is Innocent focalizza il fenomeno attraverso tre metropoli, Londra, New York, Berlino, con le loro peculiarità culturali e sociali: tre modi di manifestare un radicale nichilismo, nella vita come nella musica e nell’arte. Icone, suoni, video, dipinti, installazioni e nomi come
Derek Jarman, Malcolm McLaren, Genesis P-Orridge, Vito Acconci, Robert Mapplethorpe, Tony Oursler, Arturo Vega, Martin Kippenberger… (
franco veremondi)
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