Non si prende neanche il tempo per un bilancio di un grande evento come il
Congresso Mondiale degli Architetti – che comunque le prime notizie accreditano di oltre novemila ospiti, provenienti da 170 paesi diversi -, che già Torino ne mette in cantiere un altro. Si tratta della quinta edizione di
Traffic – Torino Free Festival, evento che ha nella musica il suo nucleo ma che trova assonanze e affinità con il cinema, la letteratura, l’arte contemporanea e il design. Non a caso Traffic ha trovato spontanee alleanze e collaborazioni con altre istituzioni e iniziative quali il Museo Nazionale del Cinema, il Circolo dei Lettori e – quest’anno, in modo particolare – Torino World Design Capital. Il filone del festival dedicato all’arte contemporanea trae spunto dai contenuti suggeriti dagli eventi del main stage, ed è dedicato questa volta al punk, che il curatore Luca Beatrice ha voluto simboleggiare con le opere di artisti particolarmente rappresentativi, da
Jamie Reid a
Raymond Pettibon. In particolare Guido Costa Projects omaggia – con la sua prima mostra antologica in Italia – Jamie Reid, colui che ha definito il segno punk creando l’apparato grafico che ha accompagnato l’avventura dei Sex Pistols, dalle copertine dei dischi ai flyers dei concerti. Alla galleria In Arco si possono invece vedere
Richard Kern e Raymond Pettibon, con due visioni dell’estetica punk maturate sulle coste opposte degli Stati Uniti, alla Marena Rooms Gallery
Fabio Torre, mentre alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – in collaborazione con Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano – spazio a
Daniel Johnston, con i disegni naif del bizzarro cantautore e artista americano, divenuti oggetto di culto persino più delle sue canzoni, un’eloquente istantanea dell’estro schietto e vulnerabile di un outsider capace di tramutare in arte il proprio disordine psicologico.