“
Il nuovo orario del museo potrà essere fissato dalle 10 alle 14, tutti i giorni (chiuso il martedì), a partire dalla conclusione della rassegna Un’Estate al Madre”. Proprio così, quattro ore al giorno: riuscire a vedere il
Madre – di questo si parla -, cioè, sarà come vincere un terno al lotto.
Perché? Perché il museo non ha i soldi per pagare i custodi. Semplificando, di questo infatti si parla nel comunicato della Fondazione Donnaregina, che così risponde adeguandosi alle richieste della società Scabec, che gestisce i servizi ma non vede un quattrino da tempo. “
Esaminati nelle settimane e nei giorni scorsi con grande attenzione e scrupolo i costi della gestione ordinaria del Museo, che ammontano a circa 250mila euro mensili – come da contratto rinnovato nel 2010 tra la Fondazione Donnaregina e Scabec, poi recepito dalla Regione Campania – la Fondazione si trova costretta a proporre la drastica riduzione dell’orario di apertura del Museo a non più di 22 ore settimanali. Considerando che, sin dall’istituzione del museo, il palazzo Donnaregina è stato aperto al pubblico 72 ore settimanali, si ritiene di poter ottenere in questo modo un risparmio tra i 120 e i 150mila euro mensili”.
Di discorsi se ne sono fatti tanti – anche sulle nostre pagine, anche con interventi a volte scomposti dello stesso direttore Cicelyn -, ma alla fine la questione non è così complessa: un museo che dichiara spese complessive per 10 milioni di euro annui – che uno stanziamento supplementare della Regione, mai smentito, ha portato nel febbraio scorso a 20 milioni -, si ritrova senza fondi per pagare i dipendenti.
E fra i soliti distinguo autoreferenziali ed autoincensatòri, nel testo fa capolino un passaggio che merita attenzione: “
La responsabilità della Fondazione Donnaregina è innanzi tutto quella di garantire l’immagine e la continuità del museo, il cui valore istituzionale sembra ormai riconosciuto da tutti”. Che quel
tutti sia un riferimento alla nuova giunta regionale, che ha mostrato finora verso il Madre un atteggiamento tanto attendista e circospetto?
Fra coloro che non si accodano a riconoscere il “
valore istituzionale” del museo c’è certamente Vittorio Sgarbi, che dice la sua anche sulle continue richieste di stanziamenti alle istituzioni: “
Il Madre non è mai stato un museo: è un luogo di esibizione di arte contemporanea legata al potere, al denaro e al lusso, secondo i modelli americani, in una città che vive una situazione drammatica di criminalità e di economia drogata. Dunque non capisco perché dovrebbe pesare sulle tasche dei cittadini”…
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[exibart]
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Lode a Vittorio,
non ci potevano essere migliori parole per descrivere lo scempio del Madre.
Dalle sue pessime mostre ai sui curatori è stato il simbolo del degrado dell'arte contemporanea.
Specchio di una Napoli che non potrà mai cambiare.
Che dire... il MADRE che ho avuto il piacere e l'onore di visitare, in una città molto dinamica (malgrado i tanti problemi), ha un solo neo: si trova in Italia!!! In un paese oramai allo sbando per una classe dirigente mediocre e faziosa, incapace di progettare in qualsiasi campo. E poco furba nel lasciare in vita quel poco che miracolosamente ancora funziona, e questo è per l'avanzare dell'ignoranza!
Siamo un paese arretrato alle logiche del medioevo: il campanilismo. Sgarbi ne è un degno rappresentante: urla, inveisce, denigra, offende, ma non propone nulla! Perché per proporre seri progetti ci vogliono idee. E per avere le idee ci vuole apertura mentale e umile confronto! Solo così si costruisce un cambiamento positivo.
Chiudetelo! E mandate in galera chi lo gestiva.
Circa 200 mila euro al mese per la sorveglianza? La sorveglianza del pentagono mi costa meno!
250mila euro mensili per i costi della gestione ordinaria del Museo???
ci fate vedere le voci di spesa?? come si arrivava a questa cifra???
Si vada al sito del museo madre (www.museomadre.it), si scarichi il rapporto di attività, si vada alla pag.56, si sommino gli importi annuali delle voci:
servizi fruizione museale
servizi strumentali
utenze
fondazione donnaregina
Si avrà il costo annuale della gestione ordinaria, che poi può essere agevolmente diviso per 12 mensilità. E si potrà smetterla con le parole in libertà
Si cerchino poi cifre e notizie così accurate e trasparenti degli altri musei italiani e poi riparliamo del Madre
Gostino di Torino lascia stare gli anatemi sul Madre che dalle tue parti il livello dell'offerta non è tanto meglio. Mostre inutili e prezzi gonfiatissimi...Vedi la Reggia di Venaria: 4 euro (obbligatori) per visitare i giardini, da cui devi passare necessariamente e che in inverno sono una selva di rami secchi, per non parlare dell'allestimento all'interno dove al posto degli arredi ci sono le videoproiezioni di Martina Stella e co. in abiti regali... costo totale 12 euro per vedere NIENTE
ANDATE A LAVORARE NEI CAMPI!
Ormai siamo allo sfascio completo: il Madre, il Mambo, Pecci e tanti altri carrozzoni inutili disseseminati per l'Italia si sono trasformate in macchine mangia soldi. Succhiano di continuo soldi dei poveri contribuenti. Denaro pubblico che potrebbe essere speso meglio per migliorare la qualità urbana delle perferie- cimitero. Chi paga sono sempre i poveri contribuenti. Ma chi frequenta questi musei sono i soliti noti? Una cultura calata dall'alto. LA CASTA CULTURALE ITALIANA, quella snob con la puzza al naso, quella con R2R moscia, quella di sinistra e di destra, quella che frequenta i salotti politici, quella che non critica mai il padrone, quella servile con il politico di turno. Quella che non si schiera mai con i disoccupati, precari, ricercatori, lavoratori. Quella che non ha nessun merito, ma solo santi in paradiso. Gli "artisti" i soliti che vediamo in tutti i musei d'Italia. Quelli che vendono porcherie a a peso d'oro. I critici (quelli noti) che si inginocchiano incantati davanti alle tanti "estasi" di immondizie di memoria dadaista: preservativi, scarpe scatole, donne nude, muli appesi e tante inutili cazzate che farebbero rabbrividire i futuristi e gli stessi dadaisti che producevano, di proposito anti- arte, da dare a bere ai ricconi borghesi e a politici ignoranti. A differenza degli artisti museificati di oggi che accettano il potere e la borghesia passivamente. Mentre gli artisti dadaisti disprezzavano i musei e tutto ciò che è controllo coatto del sistema di potere e del mercato.