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“Not new now”, ovvero che cos’è il presente secondo la prossima Biennale di Marrakech, tra “junk art” e “arab world”

di - 12 Ottobre 2015
Tutto puntato, sempre, alla novità. O al passato, al suo ricordo, alla sua rimessa in scena. Ma che condizione è il presente? Qual è effettivamente la sua dimensione? Come possiamo, altresì, sbarazzarci di quella cultura moderna che, in nome del progresso, ha scavato il tempo consumandolo? E la ricerca del nuovo non è altro che una mera evasione?
E se il nuovo, come tropo culturale e materiale, è legato al futuro, e la storia è ancorata al passato, come quando e cosa ci rimane per sottolineare l’ora? Le urgenze politiche sono tra noi, i disastri ambientali pure, i flussi migratori, la responsabilità non solo collettiva ma anche individuale. Eccolo il presente, ed è quello che indagherà la sesta edizione della Biennale di Marrakech, che parte il prossimo 24 febbraio 2016, sotto la curatela di Reem Fadda.
Questo è il tempo per una coscienza civica accresciuta, per le azioni e la reattività. Marrakech, stavolta, sarà la “tela” su cui tessere l’oggi dal titolo Not New Now.
In scena l’arte come resistenza culturale, con idee che vanno dall’astrazione al minimalismo al riciclaggio, alle tecnologie di sopravvivenza creative e raccontando anche l’unione “locale” a metà tra l’afro-arabo e l’afro-asiatico.
Per ora il board, composto oltre a Fadda da ilaria Conti, Omar Berrada, Salma Lahlou e Fatima Zahra-Lakrissa, ha lanciato anche una serie di keywords, che vi riportiamo in lingua originale e che hanno una densissima connotazione: Abstraction, Action art, Africa, Arab world, Civic Awareness, Cultural Resistance, Decolonization, Defeat, Ecology, Folklore, Incendiarism, Intangibility, Junk art, Materiality, Minimalism, New, Now, Play, Purpose, Recycling, Responsibility, Responsiveness, Survival Technologies, Urgency.
Aggiornamenti in corso, per conoscere gli artisti.
Nella foto: Abu Ali Al-‘Arbini, Yaseen Al-Bushy, and Khaled Malas, Windmill in Eastern Ghouta, 2014

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